# Le avventure d'Alice nel paese delle meraviglie (Edizione A2)

*Lewis Carroll*

## CAPITOLO I.

GIÙ NELLA CONIGLIERA.

Alice era seduta sul poggio, accanto a sua sorella, e non faceva niente. Cominciava a sentirsi molto, molto stanca di stare lì. Una o due volte aveva guardato il libro che leggeva sua sorella. Ma nel libro non c'erano immagini e non c'erano dialoghi.

"E a che serve un libro," ha pensato Alice, "senza immagini e dialoghi?"

Allora Alice ha cominciato a pensare. Pensava come poteva, perché il sole forte le dava sonno. La sua testa era un po' confusa. Fare una ghirlanda di margherite era un piacere. Ma doveva alzarsi e raccogliere i fiori, e questo era noioso. Era una buona idea? In quel momento un Coniglio bianco è passato vicino a lei. Aveva gli occhi di rubino.

Davvero non c'era *troppo* da stupirsi. E Alice non ha trovato *troppo* strano neanche sentire parlare il Coniglio. Il Coniglio diceva fra sé: "Oimè! Oimè! ho fatto tardi!" (Più tardi Alice si è ricordata di questo momento. Allora ha capito che doveva essere sorpresa. Ma in quel momento le è sembrata una cosa molto naturale.) Ma poi il Coniglio *ha tirato fuori un orologio dal taschino del panciotto*. Ha guardato l'orologio ed è scappato via. Alice è saltata in piedi. Aveva capito una cosa: non aveva mai visto un Coniglio con il panciotto e il taschino! E non aveva mai visto un Coniglio con un orologio nel taschino! Alice era piena di curiosità. Ha attraversato il campo di corsa, dietro al Coniglio. È arrivata proprio in tempo. Lo ha visto saltare in una grande conigliera sotto la siepe.

Un momento dopo Alice è scivolata giù anche lei, dietro al Coniglio. Non ha pensato a come uscire da lì.

La buca della conigliera andava diritta come un *tunnel*. Poi scendeva in basso, all'improvviso e molto in fretta. Così Alice non ha avuto neanche un momento per pensare di fermarsi. Infatti è caduta giù ed è rotolata, in un buco simile a un pozzo molto profondo.

Una delle due: o il pozzo era molto, molto profondo, o Alice cadeva molto piano. Infatti, mentre cadeva, ha avuto il tempo di guardarsi intorno. E si chiedeva: "Che cosa mi succederà adesso?" Prima di tutto ha guardato bene in basso. Voleva vedere il fondo e scoprire che cosa la aspettava. Ma era tutto buio e non vedeva niente. Allora ha guardato le pareti del pozzo. Erano coperte di credenze e di scaffali per i libri. Qua e là ha visto mappe e quadri. Pendevano dai chiodi. Mentre cadeva, ha preso al volo un piccolo vaso con un cartello. Ha letto il cartello: "CONSERVA D'ARANCE". Ma oimè! il vaso era vuoto, e Alice è rimasta delusa. Non ha voluto lasciar cadere il vaso, per non uccidere qualcuno in fondo al pozzo. Così, mentre cadeva ancora, lo ha messo in un'altra credenza.

"Bene," ha pensato Alice. "Dopo una caduta così, cadere dalle scale sarà proprio niente! E a casa penseranno che sono molto coraggiosa! Da oggi, anche se cado dal tetto, non m'importa!" (E probabilmente diceva la verità: dopo una caduta dal tetto, una persona non parla più!)

E giù—e giù—e giù! Finirà *mai* quella caduta? "Chi sa quante miglia ho fatto fino ad ora?" ha esclamato Alice. "Davvero, sto per toccare il centro della terra. Vediamo: penso che sono quattrocento miglia di profondità—"

(Come vedete, Alice aveva imparato molte cose di questo tipo nelle sue lezioni. Non era il momento giusto per mostrare quello che sapeva, perché nessuno la ascoltava. Ma era utile ripetere queste cose.)

"—sì, questa è la distanza giusta, o quasi. Ma a quale grado di Latitudine o di Longitudine sono arrivata? Vorrei saperlo!" (Alice non sapeva che cosa erano la Latitudine e la Longitudine. Ma pensava che erano belle parole grandi, e le ha dette!)

È passato qualche momento, e Alice ha ricominciato a parlare. "Forse dovrò *attraversare* tutta la terra? Sarà divertente uscire fra le persone che camminano con la testa in giù! Penso che si chiamano le Antipatie—"

(Questa volta Alice era contenta: nessuno la ascoltava. Quel nome non suonava giusto. La parola giusta è "Antipodi": sono le terre dall'altra parte del mondo. "Antipatie" vuol dire un'altra cosa.)

"—ma domanderò a loro il nome di quel paese. Per favore, Signora, questa è la Nuova Zelanda? o l'Australia?" (E mentre parlava, Alice ha cercato di fare una riverenza. Immaginate: *fare una riverenza* mentre cadete giù! Dite, potreste farla voi?) "Ma se faccio questa domanda, mi crederanno una sciocca. No, non la farò. Forse troverò il nome scritto da qualche parte, laggiù."

E giù—e giù—e giù! Alice non aveva niente da fare, e così ha ricominciato a parlare. "Dina mi cercherà stanotte!" (Dina era il nome della gatta.) "Spero che si ricorderanno del suo piattino di latte, all'ora del tè. Cara Dina, vorrei averti qui con me! Nell'aria non ci sono sorci, ma tu potresti prendere un pipistrello. Un pipistrello è simile a un sorcio, sai. Ma i gatti mangiano i pipistrelli?" A questo punto Alice ha cominciato ad avere sonno. Mezza addormentata, continuava a ripetere a bassa voce: "I gatti mangiano i pipistrelli? I gatti mangiano i pipistrelli?" E a volte: "I pipistrelli mangiano i gatti?" Vedete, lei non poteva rispondere a nessuna delle due domande. Così non le importava se cambiava l'ordine delle parole. Dormiva già un po'. Proprio allora ha cominciato a sognare. Sognava di camminare a braccetto con Dina. Le diceva con faccia seria: "Dina, dimmi la verità: hai mai mangiato un pipistrello?" E a quel punto, tonfete! è caduta su un mucchio di piccoli rami e di foglie secche. La caduta era finita.

Alice non si è fatta male ed è saltata subito in piedi. Ha guardato in alto: era tutto buio. Davanti a lei c'era un lungo corridoio. Il Coniglio bianco correva nel corridoio, e Alice lo vedeva ancora. Non c'era tempo da perdere. Alice gli è corsa dietro, e sembrava avere le ali. Quando il Coniglio ha girato l'angolo, Alice lo ha sentito dire: "Giurammio! è tardi davvero!" Stava per raggiungerlo. Ma dopo l'angolo il Coniglio non c'era più. Alice era ora in una sala lunga e bassa. Una fila di lampade pendeva dal soffitto e illuminava la sala.

C'erano porte tutto intorno alla sala, ma erano tutte chiuse a chiave. Alice è andata su e giù e ha provato tutte le porte. Voleva aprirne una, ma era sempre inutile. Allora si è messa a camminare tristemente in mezzo alla sala. Pensava: "Come posso uscire da qui?"

All'improvviso è arrivata vicino a un piccolo tavolino di cristallo solido, con tre gambe. Sul tavolino c'era solo una piccola chiave d'oro. La prima idea di Alice è stata questa. Forse quella chiave apre una delle porte della sala. Ha provato—ma oimè! le serrature erano troppo grandi, o la chiave era troppo piccola. In ogni caso, non ha potuto aprire nessuna porta. Ma Alice ha fatto un secondo giro della sala. Così è arrivata davanti a una tenda bassa. Prima non l'aveva vista. Dietro la tenda c'era una porticina, alta circa quindici pollici. Alice ha provato la chiave d'oro nella serratura. Che gioia! La chiave entrava perfettamente!

Alice ha aperto la porticina. Dietro c'era un piccolo corridoio, largo come una buca da topi. Si è messa in ginocchio. In fondo al corridoio ha visto il più bel giardino del mondo. Oh, quanto desiderava uscire da quella sala buia! Voleva correre su quei prati di fiori luminosi. Voleva correre lungo le acque chiare e fresche delle fontane. Ma non poteva nemmeno passare con la testa dalla buca.

"Anche se la testa passa, serve a poco," ha pensato la povera Alice. "Devono passare anche le spalle. Oh, quanto vorrei chiudermi come un cannocchiale! Penso che potrei farlo. Ma devo sapere come cominciare."

Infatti ormai erano successe tante cose straordinarie. Così Alice aveva cominciato a pensare una cosa: poche cose erano davvero impossibili.

Era inutile restare lì davanti alla porticina. Così Alice è tornata al tavolino. Aveva una mezza speranza: forse c'era un'altra chiave, o almeno un libro. Forse un libro che insegna alle persone a chiudersi come un cannocchiale. Questa volta sul tavolino ha trovato una bottiglietta. ("E certo prima non c'era," ha detto Alice.) Al collo della bottiglietta c'era un cartello. Sul cartello c'era scritta una parola, a grandi lettere bellissime: "BEVI".

È facile dire "Bevi". Ma Alice era una ragazzina attenta, e non ha bevuto subito. "No, prima voglio vedere se c'è scritto '*veleno*'." Infatti Alice aveva letto molte belle storie. In queste storie il fuoco bruciava i ragazzi, o le bestie feroci li mangiavano vivi. E succedevano altre cose simili. Perché succedeva tutto questo? Perché i ragazzi non *volevano* ricordare i buoni consigli che avevano ricevuto. Per esempio: non toccare le pinze del fuoco quando sono calde, perché bruciano. Se ti tagli un dito *molto* profondamente con il coltello, certo esce sangue. E Alice non aveva dimenticato un altro consiglio. Una bottiglia ha la scritta "veleno"? Se ne bevi troppo, presto o tardi ti farà male.

Ma quella bottiglietta *non* aveva la scritta "veleno". Così Alice ha avuto il coraggio di assaggiare. Era deliziosa! (Infatti aveva un sapore misto: torta di ciliegie, crema, ananas, tacchino arrosto. E anche torrone e pane tostato con il burro.) Alice ha bevuto tutto subito, senza fermarsi.

"Che curiosa sensazione!" ha detto Alice. "Mi sto restringendo come un cannocchiale!"

Ed era proprio così. Ora era alta solo dieci pollici. Il suo bel viso si è illuminato di gioia. Finalmente aveva l'altezza giusta per passare dalla porticina ed entrare nel bel giardino! Ma prima ha aspettato qualche minuto. Voleva vedere se diventava ancora più piccola. Era un po' preoccupata per questo cambiamento.

"Perché, sapete, potrei diventare sempre più piccola," ha detto Alice. "Potrei sparire del tutto, come una candela. E allora a chi assomiglierò?" E ha cercato di immaginare la fiamma di una candela spenta. Infatti non ricordava di aver mai visto una cosa così!

Sono passati alcuni momenti e non è successo niente di nuovo. Allora Alice ha deciso di entrare nel giardino. Ma—povera Alice!—quando è arrivata alla porticina, si è accorta di una cosa. Aveva dimenticato la chiave d'oro! Aveva lasciato la chiave sul tavolino, ed è tornata lì. Ma ora non poteva più arrivare alla chiave. La vedeva bene attraverso il cristallo. Ha fatto tutto il possibile per salire su una gamba del tavolino. Ma la gamba era troppo scivolosa. Ha provato ancora, senza risultato, ed era molto stanca. Alla fine la poverina si è seduta e ha pianto.

"Via! a che cosa serve piangere!" ha detto Alice a se stessa. "Ti consiglio invece, Signorina, di smettere subito di piangere!" Di solito Alice dava a se stessa dei buoni consigli. (Ma raramente li seguiva.) E a volte si rimproverava così duramente che le lacrime le scendevano sulle guance. Si è ricordata di una cosa: una volta stava per darsi uno schiaffo. Perché? Giocava a *croquet* contro se stessa, e aveva imbrogliato. Infatti questa bambina straordinaria amava fare finta di essere due persone. "Ma ora è inutile fare finta di essere due persone," ha pensato la povera Alice. "Di me resta così poco! Basta appena per fare *una* persona!"

Ed ecco: sotto il tavolino ha visto una piccola scatola di cristallo. L'ha aperta. Dentro c'era un piccolo pasticcino. Sopra, con l'uva di Corinto, c'era scritto in belle lettere: "MANGIA". "Bene! lo mangerò," ha detto Alice. "Se mi fa crescere molto, posso prendere la chiave d'oro. Se mi fa diventare più piccola, posso strisciare sotto la porta. Così, in un modo o nell'altro, entrerò nel giardino. Non m'importa come!"

Ne ha mangiato un piccolo pezzo. Si è messa una mano sulla testa e ha chiesto con ansia: "In che modo? In che modo?" Voleva sentire in che modo cambiava. Ma è rimasta molto sorpresa: aveva sempre la stessa altezza. Certo, questo succede a tutti quelli che mangiano pasticcini. Ma Alice era ormai abituata a vedere cose straordinarie. Così le sembrava stupido e sciocco crescere nel modo normale.

Ed è tornata al suo lavoro. In pochi momenti ha mangiato tutto il pasticcino.

### Glossario

- **poggio**: una piccola collina coperta d'erba.
- **ghirlanda**: fiori legati insieme in un cerchio.
- **noioso**: non interessante, che annoia.
- **rubino**: una pietra preziosa di colore rosso.
- **stupirsi**: essere molto sorpreso.
- **oimè**: parola di dolore o di paura; vuol dire "povero me!".
- **panciotto**: una giacca senza maniche; si porta sotto la giacca.
- **siepe**: una fila di piccoli alberi, come un muro verde.
- **conigliera**: il buco dove vivono i conigli.
- **è scivolata**: è andata giù, veloce, senza riuscire a fermarsi.
- **rotolata**: è caduta e girava su se stessa, come una palla.
- **scaffali**: tavole di legno sul muro; sopra si mettono i libri.
- **miglia**: il miglio è una vecchia misura inglese: circa 1,6 km.
- **ha esclamato**: ha detto ad alta voce, con forza o sorpresa.
- **quattrocento**: il numero 400.
- **Latitudine**: con la Longitudine, indica un punto preciso sulla terra. Alice non sa che cos'è.
- **Antipatie**: un errore di Alice. La parola giusta è "Antipodi", le terre dall'altra parte del mondo. L'antipatia è quello che sentiamo per una persona che non ci piace.
- **riverenza**: un saluto gentile: una ragazza piega un po' le gambe davanti a una persona importante.
- **sciocca**: stupida, che non capisce le cose.
- **pipistrello**: un piccolo animale con le ali; vola di notte.
- **pipistrelli**: plurale di pipistrello.
- **pollici**: il pollice è una vecchia misura inglese: circa 2,5 cm.
- **cannocchiale**: uno strumento lungo per guardare lontano; si può chiudere e diventa corto.
- **mi sto restringendo**: sto diventando più piccola.
- **candela**: un bastoncino di cera con una piccola fiamma; fa luce.
- **croquet**: un gioco all'aperto: con una mazza spingi una palla sotto piccoli archi.
- **uva di Corinto**: piccola uva secca, scura e dolce.
- **pasticcino**: un piccolo dolce.

## CAPITOLO II.

LO STAGNO DI LACRIME.

"Curiosissimo e sempre più curiosissimo!" ha gridato Alice. (Era così sorpresa che non sapeva più parlare bene la sua lingua.) "Mi sto allungando come un cannocchiale, il più lungo del mondo! Addio piedi!" (Alice ha guardato giù. I suoi piedi erano così lontani che le sembrava di non vederli quasi più.) "Oh, i miei poveri piccoli piedi! Chi vi metterà adesso le calze e le scarpe? Davvero *io* non potrò più farlo! Ora sarò così lontana da voi che certo non mi occuperò più di voi. Dovete fare da soli, come potete." Poi Alice ha pensato: "Eppure devo trattarli bene. Se no, non vorranno andare dove voglio andare io! Vediamo un po': ogni anno, a Natale, darò a loro un bel paio di stivaletti."

E pensava a come fare. "Li manderò con il postino," ha pensato la bambina. "Ma è davvero strano mandare regali ai propri piedi! E come sarà curioso l'indirizzo!"

> *Al Signor Piedestro d'Alice,*  
> *Tappeto,*  
> *Vicino al parafuoco,*  
> *(coi saluti d'Alice).*

"Povera me! Quante sciocchezze sto dicendo!"

Proprio allora la sua testa ha urtato il soffitto della sala. Era alta più di nove piedi! Subito ha preso la piccola chiave d'oro ed è corsa verso la porticina del giardino.

Povera Alice! Poteva solo sdraiarsi su un fianco. Così guardava il giardino con l'angolo di un occhio. Ma entrare era ormai più difficile che mai. Allora si è seduta e ha ricominciato a piangere.

"Dovresti vergognarti," ha detto Alice. "Una ragazza grande come te" (e ora poteva dirlo davvero!) "che piange così! Smetti subito, ti dico!" Ma ha continuato a piangere. Le sue lacrime erano tante, come secchi d'acqua. Alla fine intorno a lei c'era uno stagno, alto quasi quattro pollici. Lo stagno arrivava a metà della sala.

Un momento dopo Alice ha sentito in lontananza un rumore di piccoli passi. Si è asciugata subito gli occhi per vedere chi era. Era il Coniglio bianco che tornava. Era vestito molto elegante. Aveva un paio di guanti bianchi in una mano e un grande ventaglio nell'altra. Trottava in fretta e parlava fra sé: "Oh! la Duchessa, la Duchessa! Si arrabbierà molto perché l'ho fatta aspettare!" Alice era così disperata che era pronta a chiedere aiuto a chiunque. Il Coniglio è arrivato vicino a lei. Allora Alice ha detto con voce bassa e tremante: "Per favore, Signore—"

Il Coniglio ha fatto un salto. I guanti e il ventaglio gli sono caduti a terra. Poi è corso via di lato, nel buio, e sembrava avere le ali alle zampe.

Alice ha raccolto il ventaglio e i guanti. La sala era calda come una stufa. Così si è fatta vento con il ventaglio e ha parlato fra sé: "Povera me! Com'è strana ogni cosa oggi! Eppure ieri tutto era normale. Forse stanotte qualcuno mi ha cambiata! Non mi sorprende. Vediamo: ero io, proprio io, quando mi sono alzata questa mattina? Mi sembra di ricordare che ero un po' diversa. Ma se non sono la stessa, devo farmi una domanda: chi sono io allora? Ah! qui *sta* il problema!" E ha pensato a tutte le ragazze della sua età che conosceva. Voleva vedere se era diventata una di loro.

"Certo non sono Ada," ha detto, "perché lei ha i capelli ricci e io no. E certo non sono Isabella, perché io so tante belle cose. Quella poverina, invece, sa così poco! E poi *Isabella* è Isabella, e *io* sono io. Povera me, che confusione! Proviamo: ricordo ancora tutte le cose che sapevo una volta? Quattro volte cinque fanno dodici. Quattro volte sei fanno tredici. E quattro volte sette fanno—oimè! Se vado avanti così, non arriverò mai a venti! Ma la Tavola Aritmetica non vuol dire niente. Proviamo la Geografia. Londra è la capitale di Parigi. Parigi è la capitale di Roma. E Roma—no, ho sbagliato *tutto*! Devo essere proprio diventata Isabella! Proverò a dire '*Rondinella pellegrina*'." Ha incrociato le mani sul petto, come quando ripeteva le lezioni. Ha cominciato a recitare quella canzone. Ma la sua voce era rauca e strana. E le parole non uscivano come una volta:

> *Rondinella porporina*  
> *Che ti posi sul balcone*  
> *E raccogli ogni mattina*  
> *La zanzara ed il moscone,*  
> *Li vuoi friggere in padella,*  
> *Porporina Rondinella?*

"Sono sicura: queste non sono le vere parole," ha detto la povera Alice. E le sono tornate le lacrime agli occhi. "Insomma," ha continuato, "devo essere Isabella. Dovrò andare a vivere in quella piccola casa. Non avrò quasi più giocattoli, e avrò tante lezioni da imparare! Ma se sono Isabella, io resterò qui, qualunque cosa succede! Signori miei, potete mettere la testa dentro dal soffitto e dirmi: 'Carina, vieni su!' È inutile. Io alzerò solo gli occhi e dirò: 'Chi sono io? Prima ditemi questo. Se sono quella che cercate, verrò su. Se no, resterò qui fino a quando sarò un'altra persona'—ma, oimè!" ha esclamato Alice, e le sue lacrime scendevano come un fiume. "Spero che *metteranno* fuori la testa! Sono *così* stanca di stare qui, sola!"

Si è guardata le mani ed è rimasta sorpresa. Mentre parlava fra sé, aveva messo uno dei guanti bianchi del Coniglio. "Come *ho potuto* fare questo?" ha detto. "Forse sono tornata piccola."

Si è alzata ed è andata vicino al tavolino, per misurarsi. Le sembrava di essere alta circa due piedi. E diventava più piccola molto in fretta. Ha indovinato la causa di questo nuovo cambiamento: era il ventaglio che aveva in mano. Subito lo ha buttato a terra. Ha fatto proprio in tempo. Altrimenti spariva del tutto.

"Per fortuna sono salva!" ha detto Alice. Era molto spaventata per quel cambiamento improvviso. Ma era contenta, perché esisteva ancora. "E ora andiamo al giardino!" È corsa in fretta verso la porticina. Ma oimè! la porticina era chiusa, e la chiave d'oro era sul tavolino, come prima. "Le cose vanno proprio malissimo," ha pensato la povera bambina. "Non sono mai stata così piccola! E questo è un brutto affare, molto brutto!"

Mentre diceva queste parole, è scivolata. E zaffete! è caduta nell'acqua salata, fino al mento. Prima ha creduto di essere caduta nel mare. "E in questo caso potrò tornare a casa in treno," ha detto fra sé. (Alice era stata al mare una sola volta. Da allora pensava che tutte le spiagge erano uguali. Lungo il mare ci sono sempre le cabine per il bagno. Ci sono bambini che scavano la sabbia con pale di legno. Poi c'è una fila di case da affittare, e dietro le case c'è una stazione.) Ma subito ha capito dov'era: nello stagno di lacrime. Erano le lacrime che aveva pianto quando era alta nove piedi.

"Ho pianto troppo! Che peccato!" ha detto Alice. Nuotava e cercava di arrivare alla riva.

"Ora avrò la mia punizione: annegherò nelle mie lacrime! Sarà proprio una cosa strana! Ma oggi tutto è strano."

Poi ha sentito qualcosa che si muoveva nello stagno. Alice si è girata. Ha creduto di vedere un elefante di mare o un ippopotamo. Ma poi si è ricordata che ora era molto piccola. Era solo un sorcio. Anche lui era caduto nello stagno, come lei.

Alice ha pensato: "Forse dovrei parlare a questo sorcio. Quaggiù tutto è così straordinario. Forse sa anche parlare. In ogni caso, proviamo." E ha cominciato: "O Sorcio, sai tu la via per uscire da questo stagno? O Sorcio, sono davvero stanca di nuotare qui!" (Alice pensava che questo era il modo giusto di parlare a un sorcio. Non lo aveva mai fatto prima. Ma ricordava una pagina della Grammatica Latina di suo fratello. Diceva: "Un Sorcio—di un Sorcio—a un Sorcio—un Sorcio—O Sorcio!") Il Sorcio l'ha guardata fissa. L'ha osservata bene con i suoi piccoli occhi. Ma non ha risposto niente.

"Forse non capisce la mia lingua," ha detto Alice. "Sono sicura che è un Sorcio Francese. È venuto qui con Napoleone." (Alice sapeva tante cose di storia, ma non ricordava bene le date.) Allora ha ricominciato: "*Où est ma chatte?*" (In francese vuol dire: "Dov'è la mia gatta?") Era la prima frase del suo piccolo libro di francese. Il Sorcio ha fatto un salto nell'acqua e ha tremato molto. "Le chiedo perdono!" ha detto subito Alice. Aveva spaventato il piccolo animale, e i suoi nervi erano delicati. "Avevo dimenticato che lei non ama i gatti."

"Amare i gatti, io!" ha esclamato il Sorcio con voce acuta e arrabbiata. "Se *lei* è me, ama i gatti?"

"Forse no," ha risposto Alice con voce dolce. "Ma non si arrabbi, sa! Eppure vorrei farle vedere Dina, la nostra gatta. Se la vede, la amerà moltissimo. È una piccola bestia così carina e tranquilla." Alice nuotava lentamente e a volte parlava a se stessa. "E fa le fusa così bene, quando sta vicino al fuoco. Si lecca le zampe e si pulisce la faccia. Ed è così morbida quando la accarezzi. Ed è proprio un campione quando prende i sorci—oh, mi perdoni!" ha esclamato di nuovo Alice. Infatti questa volta il Sorcio aveva tutto il pelo dritto, e sembrava molto offeso. "Non ne parleremo più, se questo le dispiace."

"No, davvero!" ha gridato il Sorcio, e tremava fino alla punta della coda. "*Io* non voglio certo parlare di gatti! La nostra famiglia ha sempre *odiato* i gatti. Sono brutte bestie, schifose, volgari e basse! Non mi faccia più sentire il loro nome!"

"No, davvero!" ha risposto subito Alice, e ha cambiato argomento. "Mi dica, le piacciono forse—le piacciono—i—i cani?" Il Sorcio non ha risposto, e Alice ha continuato: "Vicino a casa nostra c'è un bellissimo piccolo cane. Deve vederlo! È un piccolo cane basso, con begli occhi luminosi. Ha il pelo grigio cenere, riccio e lungo! Prende benissimo le cose che gli lanciano. Si siede sulle zampe di dietro per chiedere il pranzo. E fa tante altre belle cose: non ricordo nemmeno la metà! È di un fattore. Il fattore dice che il cane vale moltissimo, perché è molto utile. Uccide tutti i topi, e—oimè!" ha gridato Alice, molto triste. "Temo di averla offesa di nuovo!" E lo aveva offeso davvero. Infatti il Sorcio è andato via a nuoto, furioso, e ha agitato le acque dello stagno.

Alice lo ha chiamato di nuovo con voce dolce: "Sorcio caro, torni qui! Le prometto che non parlerò più di gatti né di cani!" A queste parole il Sorcio si è girato. Ha nuotato lentamente verso di lei. La sua faccia era pallida (di rabbia, ha pensato Alice). Poi ha parlato con voce bassa e tremante. "Andiamo alla spiaggia, e le racconterò la mia storia. Allora capirà perché odio tanto i gatti e i cani."

Era proprio ora di uscire. Infatti lo stagno si stava riempiendo di uccelli e di altri animali. Erano caduti dentro: un'Anitra, un Dronte, un Lori, un Aquilotto e altre curiose piccole bestie. Alice è andata avanti per prima, e tutti l'hanno seguita a nuoto verso la spiaggia.

### Glossario

- **Curiosissimo**: una parola sbagliata: Alice è così sorpresa che non parla bene. Voleva dire "sempre più curioso".
- **mi sto allungando**: sto diventando più lunga.
- **vorranno**: futuro del verbo "volere".
- **stivaletti**: scarpe alte; coprono il piede e un po' della gamba.
- **Piedestro**: Alice scrive "piede destro" come il nome di un signore.
- **parafuoco**: una piccola parete davanti al fuoco di casa.
- **sciocchezze**: cose stupide, senza senso.
- **ha urtato**: ha toccato una cosa con forza.
- **sdraiarsi**: mettersi lunga a terra o sul letto.
- **stagno**: acqua ferma, come un piccolo lago.
- **si è asciugata**: ha tolto l'acqua; qui: le lacrime.
- **guanti**: si mettono sulle mani; coprono ogni dito.
- **ventaglio**: un oggetto leggero; lo muovi con la mano per fare vento.
- **si arrabbierà**: sarà piena di rabbia.
- **tremante**: che si muove un po', per la paura o per il freddo.
- **zampe**: le gambe degli animali.
- **stufa**: una cosa di metallo che scalda una stanza.
- **Tavola Aritmetica**: le moltiplicazioni che i bambini imparano a scuola.
- **ha incrociato**: ha messo una mano sopra l'altra.
- **Rondinella pellegrina**: una canzone famosa. Alice la recita male.
- **porporina**: di colore rosso scuro.
- **moscone**: una grossa mosca.
- **oimè**: parola di dolore o di paura; vuol dire "povera me!".
- **ha esclamato**: ha detto ad alta voce, con forza o sorpresa.
- **nuotava**: si muoveva nell'acqua con le braccia e le gambe.
- **annegherò**: morirò nell'acqua.
- **elefante di mare**: un grande animale che vive nel mare e sulle spiagge.
- **Sorcio**: un topo (parola vecchia).
- **fattore**: un uomo che lavora la terra e ha animali.
- **Dronte**: un grande uccello che non sapeva volare; oggi non esiste più.
- **Lori**: un piccolo pappagallo colorato.
- **Aquilotto**: un'aquila giovane.

## CAPITOLO III.

CORSA ARRUFFATA, E RACCONTO CON LA CODA.

Sulla spiaggia si è riunito un gruppo molto strano. Immaginate: gli uccelli avevano le piume bagnate. Gli altri animali avevano il pelo incollato al piccolo corpo. Tutti erano molto bagnati e l'acqua scendeva da loro. Ed erano tristi e scontenti.

Naturalmente la prima domanda è stata questa: come asciugarsi? Hanno parlato insieme di questo problema. Pochi minuti dopo Alice parlava con loro come con vecchi amici. Sembrava conoscerli da cento anni. Ha avuto una lunga discussione con il Lori. Ma presto il Lori ha fatto una faccia scura. Ha detto con forza: "Sono più vecchio di lei, quindi devo sapere più di lei." Ma Alice non ha voluto essere d'accordo. Prima il Lori doveva dire quanti anni aveva. Il Lori non ha voluto dirlo, e così la loro conversazione è finita.

Alla fine ha parlato il Sorcio. Sembrava una persona con una certa autorità fra loro. Ha gridato: "Sedetevi, signori, e ascoltatemi! *Io* seccherò tutti in pochi momenti!" ("Seccare" vuol dire due cose: rendere secco, cioè asciutto, e anche annoiare. Il Sorcio vuole asciugare tutti con una storia noiosa!) Tutti si sono seduti in cerchio, con il Sorcio in mezzo. Alice lo guardava con ansia. Infatti era sicura di una cosa: se non si asciugava presto, prendeva un brutto raffreddore.

"Hem!" ha detto il Sorcio con aria importante. "Sono tutti pronti? Questa domanda è abbastanza secca, mi pare! Silenzio tutti, per favore! 'Il Generale Oudinot è venuto a rimettere al potere il governo papale. Presto lo hanno aiutato il Re di Napoli e i soldati della Regina di Spagna—'"

"Uff!" ha fatto il Lori, con un brivido.

"Scusi!" ha detto il Sorcio, con la faccia scura ma molto gentile. "Diceva qualcosa?"

"Io? Niente!" ha risposto in fretta il Lori.

"Mi era sembrato di sì," ha detto il Sorcio. "Continuo, allora. 'Il Re di Napoli e la Regina di Spagna erano con Oudinot. Hanno scelto la parte del Papa. E anche il Granduca di Toscana ha trovato la cosa—'"

"Ha trovato *che cosa*?" ha detto l'Anitra.

"Ha trovato *la cosa*," ha risposto subito il Sorcio. "Lei sa che cosa vuol dire 'la cosa'."

"So bene che cosa vuol dire '*la cosa*' quando *io* trovo qualcosa," ha risposto l'Anitra. "Di solito trovo un ranocchio o un verme. Ma la domanda è proprio 'la cosa': che cosa ha trovato il Granduca?"

Il Sorcio non ha risposto e ha continuato in fretta: "'—ha trovato la cosa ben fatta. Cioè: era bene unirsi a Oudinot, al Re di Napoli e alla Regina di Spagna. Volevano aiutare il Papa e rimetterlo sul trono. All'inizio il Papa è stato moderato. Ma la violenza dei suoi consiglieri—' Allora, carina, come si sente ora?" Il Sorcio si è girato verso Alice.

"Bagnata come prima," ha risposto tristemente Alice. "Mi pare che la sua storia non mi secca abbastanza."

"Allora," ha detto il Dronte con voce solenne, e si è alzato in piedi. "Propongo che il parlamento si aggiorni, affinché siano adottati rimedi più energici——"

"Ma parli italiano!" ha esclamato l'Aquilotto. "Non capisco la metà delle sue parole difficili, e forse lei stesso non capisce niente!" L'Aquilotto ha abbassato la testa per nascondere un sorriso. Ma alcuni uccelli hanno riso forte, davanti a tutti.

"Volevo dire una cosa," ha continuato il Dronte, con la faccia offesa. "Il miglior modo di seccarsi è fare una Corsa arruffata."

"Che cos'*è* la Corsa arruffata?" ha chiesto Alice. Non le importava molto saperlo. Ma il Dronte stava zitto, e sembrava aspettare le parole di *qualcuno*. E nessuno sembrava avere voglia di parlare.

"Ecco," ha detto il Dronte, "il miglior modo di spiegarla è farla." (Forse un giorno d'inverno vorrete provare questa Corsa. Per questo vi dirò come l'ha organizzata il Dronte.)

Prima ha disegnato la linea del percorso, una specie di cerchio. ("Non importa se non è fatta bene," ha detto.) Poi tutto il gruppo è entrato nel cerchio. Ognuno si è messo qua o là. Nessuno ha detto "Uno, due, tre,—via!" Hanno cominciato a correre quando volevano, e si sono fermati quando volevano. Così nessuno sapeva quando finiva la Corsa. Dopo una mezz'ora o quasi, si sono sentiti tutti ben seccati. Allora il Dronte ha esclamato all'improvviso: "La corsa è finita!" Tutti sono venuti intorno a lui, senza fiato, e hanno esclamato: "Ma chi ha vinto?"

Questa domanda ha preoccupato molto il Dronte. Così si è seduto ed è rimasto a lungo con un dito sulla fronte. (Proprio come Dante nei suoi ritratti.) Gli altri stavano zitti. Alla fine il Dronte ha detto: "*Tutti quanti* hanno vinto, e tutti devono avere un premio."

"Ma chi darà i premi?" ha chiesto un coro di voci.

"*Lei*, naturalmente," ha detto il Dronte, e ha indicato Alice con un dito. Tutti sono venuti intorno ad Alice e hanno gridato insieme: "I premi! I premi!"

Alice non sapeva che cosa fare. Disperata, ha messo la mano in tasca e ha trovato una scatola di confetti. (Per fortuna l'acqua non era entrata nella scatola.) Ha dato i confetti a tutti. C'era proprio un confetto per ognuno.

"Ma anche lei dovrebbe avere un premio," ha detto il Sorcio.

"Naturalmente," ha risposto il Dronte, molto serio. "Che cos'altro ha in tasca?" ha chiesto ad Alice.

"Soltanto un ditale," ha risposto tristemente Alice.

"Lo dia qui," ha detto il Dronte.

Tutti si sono messi di nuovo intorno a lei. Il Dronte, molto serio, le ha offerto il ditale. Ha detto: "La preghiamo di accettare questo elegante ditale." Quando ha finito questo breve discorso, tutti hanno applaudito.

Alice ha pensato che tutto questo era molto stupido. Ma tutti erano così seri che lei non ha avuto il coraggio di ridere. Non sapeva che cosa rispondere. Così ha fatto solo un inchino e ha preso il ditale. La sua faccia era molto seria.

Ora dovevano mangiare i confetti. Questo ha fatto un po' di rumore e di confusione. Infatti gli uccelli grandi si lamentavano: non avevano sentito il sapore. Gli uccelli piccoli hanno inghiottito i confetti e sono quasi soffocati. Gli altri hanno dovuto battere loro sulla schiena. Ma anche questo è finito. Si sono seduti in cerchio e hanno pregato il Sorcio di raccontare ancora qualcosa.

"Si ricordi che mi ha promesso di raccontare la sua storia," ha detto Alice. "E perché odia i 'G' e i 'C'," ha aggiunto a bassa voce. Aveva un po' paura di offenderlo di nuovo. (G come gatti, C come cani. Alice non dice le parole intere, per non offendere il Sorcio.)

"La mia è una storia lunga e triste, e con la coda!" ha risposto il Sorcio ad Alice, con un sospiro.

"Certo *è* una lunga coda," ha detto Alice. Guardava con meraviglia la coda del Sorcio. "Ma perché dice che è triste?" Alice ha continuato a pensarci, confusa, mentre il Sorcio parlava. E nella sua testa la storia con la coda era più o meno questa:

> *Furietta ha trovato il Sorcio in casa e gli ha detto:*  
> *Andiamo al Tribunale: ti voglio processare.*  
> *Non voglio le tue scuse, Sorcio maledetto,*  
> *Oggi a casa mia non ho niente da fare.—*  
> *Ha detto il Sorcio a Furietta: Ma come andiamo in Corte?*  
> *Senza giurati né giudici? Questa è una vendetta!*  
> *Sarò giurato e giudice, ha risposto Furietta,*  
> *E abbaiando ti darò*  
> *La tua sentenza a morte.*

"Lei non sta attenta!" ha detto il Sorcio ad Alice con voce severa. "A che cosa sta pensando?"

"Mi scusi," ha risposto Alice con voce umile. "Lei è arrivato alla quinta curva della coda, non è vero?"

"*No, doh!*" ha detto il Sorcio con voce dura e arrabbiata.

(Il Sorcio ha detto "No, doh!" con rabbia. Ma Alice ha capito "nodo".)

"Che! C'è un *nodo*?" ha esclamato Alice. Era sempre pronta ad aiutare, e si è guardata intorno. "Posso sciogliere il nodo io, per favore?"

"No, per niente!" ha risposto il Sorcio, e si è alzato per andare via. "Lei mi offende con queste sciocchezze!"

"No, davvero!" ha detto Alice con voce umile. "Ma lei si offende così facilmente!"

Il Sorcio ha solo brontolato e non ha risposto.

"Per favore, torni e finisca il suo racconto!" ha gridato Alice. E tutti gli altri hanno esclamato in coro: "Sì, finisca il racconto!" Ma il Sorcio ha scosso la testa con impazienza, e ha camminato più in fretta.

"Che peccato: non è restato!" ha detto il Lori con un sospiro. Ormai non vedevano più il Sorcio. Un vecchio granchio ha parlato subito a sua figlia. "Amore mio, questa è una lezione per te. *Stai attenta*: non arrabbiarti mai!"

"Sta' zitto, Babbo," ha risposto la piccola, con aria offesa. "Tu fai perdere la pazienza anche a un'ostrica!"

"Ah, vorrei avere Dina qui!" ha detto Alice ad alta voce, ma non parlava con nessuno. "In un momento lei riporta indietro il Sorcio!"

"Scusi la curiosità, chi è Dina?" ha chiesto il Lori.

Alice ha risposto subito, perché era sempre pronta a parlare della sua cara gatta. "Dina è la nostra gatta. È un vero campione quando va a caccia di sorci! E dovete vederla quando corre dietro agli uccelli! Visti e presi!"

Queste parole hanno fatto una fortissima impressione sul gruppo. Alcuni uccelli sono volati via subito. Una gazza vecchia si è coperta bene. Ha detto: "È ora di tornare a casa. L'aria della notte mi fa male alla gola!" Un canarino ha chiamato tutti i suoi piccoli con voce tremante: "Venite, venite, cari! È ora di andare a letto!" E così, ognuno con una scusa diversa, sono andati via tutti. Alice è rimasta sola.

"Ho fatto male a parlare di Dina!" ha detto fra sé Alice, molto triste. "Mi sembra che quaggiù nessuno la ama. Eppure è la migliore gatta del mondo! Oh, cara Dina! Chi sa se ti rivedrò!" E la povera Alice ha ricominciato a piangere, perché si sentiva sola e triste. Ma dopo alcuni momenti ha sentito di nuovo un rumore di piccoli passi, in lontananza. Ha guardato bene. Sperava una cosa: forse il Sorcio aveva cambiato idea. Forse tornava a finire il suo racconto.

### Glossario

- **si è riunito**: si è messo insieme, nello stesso posto.
- **bagnate**: piene d'acqua.
- **incollato**: attaccato, come con la colla.
- **bagnati**: pieni d'acqua.
- **scontenti**: non contenti.
- **asciugarsi**: togliere l'acqua dal proprio corpo.
- **Seccare**: 1. rendere secco, asciutto; 2. annoiare.
- **seccherò**: futuro del verbo "seccare".
- **asciutto**: senza acqua; il contrario di bagnato.
- **asciugare**: togliere l'acqua da una cosa.
- **noiosa**: non interessante, che annoia.
- **Granduca**: un nobile molto importante; era il capo della Toscana.
- **parlamento**: le persone che fanno le leggi di un paese. Il Dronte usa parole difficili e nessuno lo capisce.
- **ha esclamato**: ha detto ad alta voce, con forza o sorpresa.
- **Corsa arruffata**: una corsa confusa, senza regole.
- **Dante**: un grande poeta italiano. In molte immagini pensa con un dito sulla fronte.
- **confetti**: piccoli dolci di zucchero.
- **ditale**: un piccolo oggetto di metallo; si mette sul dito per cucire.
- **inchino**: un saluto: pieghi il corpo in avanti davanti a una persona.
- **sospiro**: un respiro lungo; si fa quando si è tristi.
- **processare**: portare una persona davanti a un giudice.
- **Corte**: il Tribunale, il luogo dei processi.
- **giurato**: una persona che decide se l'accusato è colpevole.
- **sentenza**: la decisione del giudice alla fine di un processo.
- **umile**: che non si crede importante; molto gentile.
- **doh**: solo un suono di rabbia, non una vera parola.
- **nodo**: una corda o un filo legato stretto.
- **offende**: fa stare male una persona con le parole.
- **ostrica**: un animale di mare con due gusci; sta sempre ferma e sembra molto paziente.

## CAPITOLO IV.

LA CASETTINA DEL CONIGLIO.

Era il Coniglio bianco. Tornava indietro piano piano e guardava qua e là con ansia. Sembrava cercare qualcosa. Intanto diceva tra sé:

"Oh, la Duchessa! La Duchessa! Oh, le mie piccole zampe! Povera la mia pelle! Poveri i miei baffi! Lei mi farà impiccare! Ne sono sicuro come sono sicuro che le donnole sono donnole! Ma dove sono caduti?"

Alice ha indovinato subito: il Coniglio cercava il ventaglio e il paio di guanti bianchi. Alice era buona e gentile, e ha cominciato a cercare anche lei. Ma è stato inutile. Non ha trovato niente. Tutto sembrava cambiato dopo la sua caduta nello stagno. La grande sala, il tavolino di cristallo e la porticina erano spariti completamente.

Presto il Coniglio ha visto Alice, che stava cercando. Ha gridato con voce arrabbiata:

"Marianna, che cosa *stai* facendo qui? Corri a casa e portami un paio di guanti e un ventaglio! Subito, ti dico!"

Quella voce ha fatto molta paura ad Alice. Così è corsa subito nella direzione che il Coniglio indicava. Non ha detto niente dell'errore del Coniglio.

"Pensa che sono la sua cameriera," ha detto tra sé mentre correva. "Sarà molto sorpreso quando scoprirà chi sono! Ma è meglio portargli il ventaglio e i guanti. Se li trovo, naturalmente."

È arrivata davanti a una bella casettina. Sulla porta c'era una targa di ottone lucido, con questo nome: "CONIGLIO B." Alice è entrata senza bussare e ha fatto le scale di corsa. Aveva paura di incontrare la vera Marianna. Marianna poteva cacciarla via dalla casa. E lei non aveva ancora trovato il ventaglio e i guanti.

"È proprio curioso," ha pensato Alice, "fare servizi per un Coniglio! Mi aspetto che poi anche Dina vorrà mandarmi a fare servizi per lei!" E ha cominciato a immaginare la scena: "'Siora Alice! Venga qui subito e si prepari a trottare!' 'Eccomi qui, tata! Ma dovrei fare la guardia a questo buco fino all'arrivo di Dina. Così il sorcio non scappa.'" Poi Alice ha continuato: "Ma se Dina comincia a dare ordini così? Non la lasceranno restare in casa, io credo!"

Mentre parlava così, è entrata in una piccola camera molto pulita. C'era un tavolo vicino al terrazzino. Sopra c'erano (come Alice sperava) un ventaglio e due o tre paia di guanti. Erano bianchi e puliti. Alice ha preso il ventaglio e un paio di guanti. Stava per uscire, quando ha visto una bottiglietta vicino allo specchio. Non aveva nessuna etichetta con la parola "BEVI". Eppure Alice l'ha aperta e l'ha portata alle labbra.

"Succede sempre *qualcosa* di meraviglioso quando bevo o mangio," ha detto tra sé. "Vediamo che cosa fa questa bottiglietta. Spero che mi farà crescere di nuovo, perché sono proprio stanca di essere così piccola!"

E così è successo, e molto prima di quello che pensava. Non aveva ancora bevuto metà della bottiglietta, e la testa premeva già contro il soffitto. Ha dovuto smettere subito, perché rischiava di rompersi il collo. Ha posato subito la bottiglietta e ha detto: "Basta per ora. Spero che non crescerò ancora. Ma così non potrò più uscire dalla porta. Ah, ho bevuto troppo! Che peccato!"

Oimè! Era troppo tardi! Alice è cresciuta ancora e ancora. Non poteva più stare in piedi, e ha dovuto mettersi in ginocchio. Un minuto dopo ha dovuto sdraiarsi. Teneva un gomito contro la porta e un braccio intorno alla testa. E cresceva ancora. Disperata, ha messo una mano fuori dalla finestra e un piede nel camino. Ha detto tra sé: "Qualunque cosa succede, non posso fare di più. Che cosa *sarà* di me?"

Per fortuna il potere della bottiglietta magica era arrivato al suo limite. Così Alice non è più cresciuta. Ma stava molto male in quella posizione. Non c'era modo di uscire da quella gabbia, e per questo era molto triste.

"Stavo molto meglio a casa mia," ha pensato la povera Alice. "Lì non passavo il tempo a crescere e a diventare piccola. E non ero la serva di sorci e conigli. Quasi mi dispiace di essere scesa nella conigliera. Eppure—eppure—questa vita è un po' curiosa! Ma che *cosa* sono diventata? Quando leggevo le storie delle fate, pensavo che quelle cose strane non potevano mai succedere. E ora eccomi proprio in mezzo a una di quelle storie! Qualcuno dovrebbe scrivere un libro sulle mie avventure, sì, dovrebbe! Quando sarò grande, ne scriverò uno." Poi ha aggiunto con tristezza: "Ma sono già grande, e *qui* non c'è spazio per crescere ancora."

"Ma allora," ha pensato Alice, "non diventerò più vecchia? Da una parte è un bene: non sarò mai vecchia. Ma dovrò sempre studiare le lezioni, e questo mi annoia! Oh, *questo* non mi piacerebbe!"

"Ah, sciocchina che sei!" si è risposta Alice. "Come potresti studiare le lezioni qui? C'è appena spazio per te. Dove metti i libri?"

E così passava il tempo. Parlava, e poi si rispondeva da sola. Era una vera conversazione tra Alice e Alice. Ma dopo qualche momento ha sentito una voce fuori e si è messa ad ascoltare.

"Marianna! Marianna!" gridava la voce. "Portami subito i guanti!" Poi Alice ha sentito passi veloci sulle scale. Ha pensato che era il Coniglio, che veniva a dirle di fare presto. Alice ha tremato così tanto che tutta la casa ha tremato con lei. Aveva dimenticato una cosa: ora era mille volte più grande del Coniglio. Non doveva avere paura di lui.

Il Coniglio è arrivato alla porta e ha cercato di aprirla. Ma era inutile spingere, perché il gomito di Alice era contro la porta. Alice ha sentito la voce del Coniglio. Diceva tra sé: "Andrò dietro la casa ed entrerò dalla finestra."

"Non entrerai!" ha pensato Alice. Ha aspettato un po'. Ora il Coniglio doveva essere sotto la finestra. Allora Alice ha aperto di colpo la mano, come per prendere qualcosa nell'aria. Non ha preso niente. Ma ha sentito un grido e il rumore di una caduta. Poi ha sentito un gran rumore di vetri rotti. Ha capito che il poverino era caduto. Forse era in una vetrina da cetrioli, o in qualcosa di simile.

Poi ha sentito una voce arrabbiata, quella del Coniglio:

"Gianni! Gianni! Dove sei?"

Una voce che Alice non conosceva ha risposto:

"Eccomi qua! Stavo scavando patate, illustrissimo!"

"Stavi scavando patate!" ha gridato il Coniglio con rabbia. "Vieni qua! Aiutami a uscire da *questo*...!" (Cricch! Il vetro ha fatto rumore.)

"Dimmi, Gianni, che cosa mostruosa c'è lassù, alla finestra?"

"Poffare! È un braccio, lustrissimo!"

"Un braccio! Ma va', paperone! Chi ha mai visto un braccio così grosso? Guarda, riempie tutta la finestra!"

"È proprio così, lustrissimo. Ma è un vero braccio."

"Bene, ma non deve stare alla mia finestra. Va', portalo via!"

C'è stato un lungo silenzio. Poi Alice ha sentito voci basse, e parole come queste: "Davvero, non potrei, lustrissimo. No, davvero!" "Fa' come ti dico, vigliaccone!" Allora Alice ha mosso di nuovo la mano nell'aria, come per prendere qualcosa. Questa volta ha sentito *due* grida acute. E cri, cri, di nuovo il rumore del vetro.

"Quante vetrine da cetrioli ci sono laggiù!" ha pensato Alice. "Chissà che cosa faranno adesso! Vogliono tirarmi fuori dalla finestra? Spero proprio che *potranno* farlo! *Io* non ho più nessuna voglia di restare qui!"

Ha aspettato un po', ma non sentiva niente. Finalmente ha sentito avvicinarsi il rumore delle ruote di alcuni carri. Poi molte voci che parlavano insieme. Dicevano:

"Dov'è l'altra scala?—Ma io dovevo portarne solo una. Ce l'ha Tonio, l'altra—Di', Tonio, portala qui, bambino mio!—Là, appoggiatela a quell'angolo—No, no, prima legatele insieme—Non vedete che non arrivano?—Oh, arriveranno, non sarà tanto difficile!—Qua, Tonio, prendi questa corda—Ma il tetto reggerà?—Attento a quella tegola che si muove!—Ehi, sta cadendo!—Attenzione! Attenzione!" (Patatrac!) "—Chi è stato?—È stato Tonio, credo—Chi scenderà per il camino?—*Io* no!—Vuoi andare *tu*?—No, neanch'io!—Tonio dovrà scendere—Ehi, Tonio, il padrone dice che devi scendere per il camino!"

"Ah, bene!" ha detto Alice tra sé. "Così questo Tonio scenderà dal camino? Mi sembra che danno tutti i lavori al povero Tonio! Non vorrei essere al suo posto. Questo camino è molto stretto, è vero. Ma *credo* di poter dare un calcio!"

Ha tirato indietro il piede dal camino, più che poteva. Ha aspettato. Poi ha sentito un piccolo animale, ma non poteva capire di che razza. L'animale grattava e scendeva piano piano lungo il camino. "È Tonio," ha detto Alice. Ha dato un bel calcio e ha aspettato per vedere che cosa succedeva.

Prima ha sentito un coro di voci: "Ecco Tonio che vola!" Poi la voce del Coniglio, da sola: "Prendetelo, voi che siete vicino alla siepe!" Poi silenzio. Poi una gran confusione di voci: "Tenetegli su la testa—Qua l'acquavite—Non soffocatelo—Com'è andata, compare? Che cosa ti è successo? Su, raccontaci tutto!"

Alla fine Alice ha sentito una piccola voce debole, che fischiava un po'. ("È Tonio," ha pensato Alice.) "Non so che cosa dirvi. No, basta, grazie; sto meglio. Ma sono troppo agitato per raccontare. Ricordo solo questo: qualcosa mi ha lanciato in aria. E io sono partito come un razzo!"

"È vero, sei partito come un razzo, poveretto!" hanno detto gli altri.

"Incendiamo la casa!" ha gridato il Coniglio.

Ma Alice ha gridato subito, con tutta la voce che aveva. "Se lo fate, dirò a Dina di prendervi tutti!"

Subito c'è stato un gran silenzio. Alice ha detto tra sé: "Vediamo che cosa *faranno* adesso! Se hanno un po' di cervello, toglieranno il tetto." Qualche momento dopo hanno ricominciato a muoversi. Alice ha sentito il Coniglio che diceva: "Basterà una carrettata per cominciare."

"Una carrettata *di che cosa*?" ha detto Alice. Ma lo ha capito presto. Subito una grandine di sassolini ha cominciato a battere contro la finestra. Alcuni sassolini l'hanno colpita in faccia. "Questo deve finire," ha pensato Alice. E ha gridato: "Non provateci un'altra volta, è meglio per voi!" Dopo queste parole c'è stato un altro silenzio, come in una tomba.

Alice ha visto una cosa strana, e un po' si è sorpresa. I sassolini diventavano pasticcini appena toccavano il pavimento. Subito ha avuto un'idea. "Proviamo a mangiare uno di questi pasticcini," ha detto. "Certo cambierà la mia altezza. Non può farmi più grande di così, e allora forse mi farà più piccola."

Ha mangiato un pasticcino ed è stata contenta: è diventata subito più piccola. Appena ha potuto passare dalla porta, è scappata dalla casa. Fuori ha incontrato una folla di piccoli animali e di uccelli, che aspettavano. La povera Lucertola (era Tonio) stava in mezzo. Due porcellini d'India la tenevano su e le davano qualcosa da una bottiglia. Appena Alice è apparsa, tutti le sono corsi addosso. Ma la bambina si è messa a correre. È corsa fino a una foresta, e lì era al sicuro.

Mentre camminava nella foresta, Alice ha pensato: "La prima cosa che dovrò fare è crescere. Devo tornare alla mia altezza normale. La seconda sarà cercare il modo di entrare in quel bel giardino. Questo, mi pare, è il miglior piano."

Sembrava davvero un piano eccellente e ben fatto. Ma c'era una difficoltà: Alice non sapeva da dove cominciare. Guardava bene tra gli alberi della foresta. A un tratto ha sentito abbaiare sopra di lei, con una piccola voce acuta. Ha guardato subito in su.

Un enorme cucciolo la guardava con grandi occhi rotondi. Allungava una zampa per toccarla. "Poverino!" ha detto Alice con voce dolce. Per farlo avvicinare, ha provato a dirgli "te', te'!" Ma tremava molto. Aveva paura: forse il cucciolo aveva fame. Allora poteva mangiarla, anche dopo tutte le sue parole dolci.

Non sapeva che cosa fare. Ha preso un piccolo ramo e lo ha mostrato al cucciolo. Il cucciolo ha fatto un salto in aria come un razzo, con un grido di gioia. Si è gettato sul ramo, come per farlo a pezzi. Allora Alice si è messa con prudenza dietro un cardo altissimo. Non voleva finire per terra sotto il cucciolo. Quando ha guardato dall'altra parte, il cucciolo si è gettato di nuovo sul ramo. Nella fretta di prenderlo, ha fatto una capriola. Per Alice era come giocare con un cavallo da carro. Aveva paura delle zampe della bestia, e così è corsa di nuovo dietro il cardo. Allora il cucciolo ha cominciato a correre verso il ramo, molte volte. Ogni volta correva troppo avanti e poi troppo indietro. E abbaiava sempre, con voce rauca. Alla fine si è seduto a una piccola distanza. Respirava forte, con la lingua fuori e i grandi occhi mezzi chiusi.

Alice ha capito che era il momento giusto per scappare. È fuggita e ha corso tanto. Ha corso fino a quando non aveva più fiato, e non sentiva più abbaiare il cucciolo.

"Eppure che caro cucciolo era!" ha detto Alice. Si è appoggiata a un ranuncolo e si è fatta vento con una delle sue foglie. "Oh, come vorrei insegnargli dei piccoli giochi! Ma—ma non ho l'altezza giusta! Oimè! Ho quasi dimenticato che devo crescere ancora! Vediamo, come *potrei* fare? Penso che dovrei mangiare o bere qualcosa. Ma che cosa? Questo è il punto!"

La grande domanda era proprio *che cosa*? Alice ha guardato intorno a sé i fiori e l'erba. Ma non ha trovato niente di adatto da mangiare o da bere. Però vicino a lei c'era un grosso fungo, alto più o meno come lei. Lo ha guardato sotto, ai lati e dietro. Allora le è sembrato naturale guardare anche sopra.

Si è alzata in punta di piedi e ha guardato oltre il bordo del fungo. E subito i suoi occhi hanno incontrato gli occhi di un grosso Bruco turchino. Il Bruco stava seduto in mezzo al fungo, con le braccia incrociate. Fumava tranquillo una lunga pipa turca. Non faceva la minima attenzione a lei, né a nessun'altra cosa.

### Glossario

- **la zampa, le zampe**: il piede o la gamba di un animale.
- **i baffi**: i peli lunghi vicino alla bocca di un animale.
- **il ventaglio**: un oggetto leggero; lo muovi con la mano per fare vento e avere meno caldo.
- **il guanto, i guanti**: un vestito per la mano; copre anche ogni dito.
- **impiccare**: uccidere una persona con una corda intorno al collo.
- **la donnola**: un piccolo animale lungo e magro, che caccia i topi.
- **arrabbiato, arrabbiata**: pieno di rabbia, molto scontento di qualcosa.
- **bussare**: battere con la mano su una porta per farsi aprire.
- **Siora**: Signora, in una forma popolare.
- **la tata**: una donna che cura i bambini di una famiglia.
- **trottare**: correre a piccoli passi, come un cavallo.
- **il terrazzino**: un piccolo balcone davanti a una finestra.
- **il gomito**: il punto dove il braccio si piega.
- **tremare, tremato**: muovere il corpo a piccoli colpi veloci, per paura o per freddo.
- **la vetrina da cetrioli**: una piccola casa di vetro nell'orto; protegge i cetrioli dal freddo.
- **scavare, scavando**: togliere la terra per fare un buco o per prendere qualcosa.
- **illustrissimo, lustrissimo**: un servitore chiama così il suo padrone, con molto rispetto.
- **Poffare!**: una parola popolare per mostrare grande sorpresa.
- **paperone**: stupido.
- **vigliaccone**: una persona che ha sempre paura.
- **cri, cri**: il rumore del vetro che si rompe.
- **compare**: amico, in modo popolare.
- **l'acquavite**: una bevanda con molto alcol.
- **il razzo**: un oggetto che parte e sale in cielo molto veloce.
- **la carrettata**: tutto quello che può stare su un carro.
- **il pasticcino, i pasticcini**: un piccolo dolce.
- **abbaiare**: fare il verso del cane.
- **il cucciolo**: un animale molto giovane; qui è un cane giovane.
- **gettare, gettato**: buttare; "gettarsi su una cosa" vuol dire correre verso quella cosa con forza.
- **il cardo**: una pianta alta con le spine.
- **il ranuncolo**: un piccolo fiore giallo dei prati.
- **il fungo**: una pianta senza foglie, con un grande cappello rotondo.
- **il Bruco**: un piccolo animale lungo; poi diventa una farfalla.
- **turchino**: di colore azzurro scuro.

## CAPITOLO V.

CONSIGLI D'UN BRUCO.

Il Bruco e Alice si sono guardati per qualche momento senza dire niente. Alla fine il Bruco ha tolto la pipa dalla bocca. Ha parlato con una voce lenta e piena di sonno.

"Chi siete *voi*?" ha detto il Bruco.

Questa domanda non invitava molto a parlare. Alice ha risposto con un po' di timidezza: "Davvero, io—io non lo so dire adesso. Almeno so chi *ero* quando mi sono alzata questa mattina. Ma poi, ho paura, sono cambiata più volte."

"Che cosa mi state raccontando?" ha detto il Bruco con voce severa. "Spiegatevi meglio!"

"Ho paura di non potermi spiegare," ha detto Alice. "Perché non sono più me stessa, come lei vede."

"Io non vedo," ha risposto il Bruco.

"Ho paura di non potermi spiegare più chiaramente," ha detto Alice con molta gentilezza. "Perché non capisco neanche io. Ho cambiato altezza tante volte in un giorno, e questo mi confonde davvero."

"Non è vero," ha detto il Bruco.

"Bene, forse lei non lo sa ancora," ha detto Alice. "Ma un giorno lei diventerà una crisalide, e poi una farfalla. Allora le sembrerà un po' strano, non è vero?"

"Niente affatto," ha risposto il Bruco.

"Ah, forse lei sente le cose in un altro modo," ha detto Alice. "Ma a *me* sembra molto strano."

"A voi!" ha detto il Bruco con disprezzo. "Chi siete *voi*?"

Così sono tornati all'inizio della conversazione. Alice era un po' arrabbiata, perché il Bruco rispondeva *secco secco*. Si è messa dritta come una matrona romana. Poi ha detto con serietà: "Perché non comincia *lei* a dirmi chi è?"

"Perché?" ha detto il Bruco.

Era una domanda difficile. Alice non trovava una buona ragione, e il Bruco sembrava di cattivo umore. Così si è girata per andare via.

"Venite qui!" l'ha chiamata il Bruco. "Ho una cosa importante da dirvi."

Queste parole promettevano qualcosa, e Alice è tornata indietro.

"Non vi arrabbiate," ha detto il Bruco.

"È tutto qui?" ha risposto Alice. Era arrabbiata, ma non lo ha mostrato.

"No," ha detto il Bruco.

Alice ha pensato che poteva aspettare, perché non aveva niente di meglio da fare. E forse il Bruco poteva dirle qualcosa di importante. Per qualche momento il Bruco ha fumato senza parlare. Alla fine ha aperto le braccia e ha tolto la pipa dalla bocca. Ha detto: "E così credete di essere cambiata?"

"Sì, Signore, ho paura di sì," ha risposto Alice. "Non ricordo più le cose come prima. E non riesco a restare della stessa altezza per dieci minuti!"

"*Quali cose* non ricordate?" ha chiesto il Bruco.

"Ecco, una volta ho provato a dire 'Rondinella pellegrina'," ha detto Alice con molta tristezza. "Ma è uscita tutta diversa!"

"Ripetetemi '*Guglielmo, tu sei vecchio*'," ha detto il Bruco.

Alice ha incrociato le mani sul petto e ha cominciato:

> *"Guglielmo, tu sei vecchio," ha detto il giovanetto,*  
> *"Hai i capelli bianchi e meriti rispetto;*  
> *Eppure cammini con la testa in giù:*  
> *È giusto per un vecchio? Dimmelo tu!"*

> *"Da giovane," ha risposto il Vecchierello,*  
> *"Avevo paura per il mio cervello;*  
> *Ma ora so che in testa non ho nulla:*  
> *Vado a testa in giù quando il cervello mi frulla."*

> *"Guglielmo, tu sei vecchio," ha detto il suo figliolo,*  
> *"Sei grosso, grasso e tondo come un cetriolo;*  
> *Eppure fai le ruote! Oh, dimmi a quale scuola*  
> *Si impara a rompere la porta con una capriola?"*

> *Ha risposto il buon Vecchino: "Nella mia giovinezza*  
> *Ho sempre curato la mia sveltezza,*  
> *Con quest'unguento: un franco per vasetto.*  
> *Ne vuoi comprare un paio, gentile giovanetto?"*

> *"Guglielmo, tu sei vecchio, e deboli hai le mascelle:*  
> *Puoi mangiare soltanto brodo e minestrelle,*  
> *Eppure hai mangiato un'oca, con le ossa e il becco intero!*  
> *O Babbo, come hai fatto? Spiegami il mistero!"*

> *"Un giorno ho studiato le leggi," gli ha detto il Babbo allora,*  
> *"E con mia moglie ho litigato sempre, a ogni ora;*  
> *Così le mie ganasce hanno tanta forza muscolare*  
> *Che ora posso mia moglie e l'oca divorare."*

> *"Guglielmo, tu sei vecchio," ha detto il giovanetto,*  
> *"Non vedi bene, e questo è un tuo difetto;*  
> *Eppure tieni in equilibrio sul naso quell'anguilla!*  
> *Qui la tua bravura si mostra e brilla!"*

> *"Ho risposto a tre domande, e ora può bastare;*  
> *Non mi annoiare: non voglio più parlare.*  
> *A me non piacciono le tue sciocche questioni:*  
> *Smetti, o per la scala ti mando giù ruzzoloni!"*

"Non l'avete recitata bene," ha detto il Bruco.

"Ho paura di no," ha risposto Alice con timidezza. "Certo alcune parole sono cambiate."

"Male dall'inizio alla fine," ha detto il Bruco con voce decisa. Poi c'è stato silenzio per qualche minuto.

Il Bruco ha parlato per primo.

"Quanto vorreste essere alta?" ha chiesto.

"Oh, l'altezza non è così importante per me," ha risposto Alice in fretta. "Solo non mi piace cambiare tanto spesso, sa."

"Non *so* niente," ha detto il Bruco.

Alice non ha parlato. Nessuno le aveva mai detto "no" tante volte, povera bambina. Stava per scoppiare di rabbia.

"Siete contenta ora?" ha chiesto il Bruco.

"No, davvero. Vorrei essere un *pochino* più grande, se per lei va bene," ha risposto Alice. "Sono proprio piccola: appena tre pollici!"

"È una buona altezza, questa!" ha detto il Bruco con voce arrabbiata. Mentre parlava, si è messo tutto dritto. (Era alto esattamente tre pollici.)

"Ma io non sono abituata!" ha detto Alice con voce dolce e triste. E ha pensato tra sé: "Vorrei non vedere queste piccole creature offendersi così per niente!"

"Vi abituerete con il tempo," ha detto il Bruco. Si è rimesso la pipa in bocca e ha ricominciato a fumare.

Questa volta Alice ha aspettato con pazienza: doveva parlare lui per primo. Dopo due o tre minuti il Bruco ha tolto la pipa dalla bocca. Ha sbadigliato un po' e si è scosso tutto. Poi è sceso dal fungo e ha cominciato a strisciare nell'erba. Ha detto soltanto queste parole: "Un lato vi farà crescere di più, e l'altro vi farà diminuire."

"Un lato di *che cosa*? L'altro lato di *che cosa*?" ha pensato Alice.

"Del fungo," ha detto il Bruco. Alice non aveva parlato ad alta voce, ma lui ha risposto lo stesso. E subito è sparito.

Alice è rimasta a guardare il fungo e pensava. Cercava di capire quali erano i due lati. Ma il fungo era tondo come l'O di Giotto, e lei non riusciva a trovarli. Comunque ha allungato le braccia intorno al fungo, più che poteva. Con ogni mano ha rotto un pezzo di fungo dal bordo.

"E ora, qual è l'uno e qual è l'altro?" ha detto tra sé. Ha mangiato un po' del pezzo che aveva nella mano destra, per provare. Subito ha sentito un colpo violento sotto il mento. Il mento aveva battuto contro il piede!

Questo cambiamento improvviso le ha fatto molta paura. Ma non c'era tempo da perdere, perché stava sparendo in fretta. Così ha provato subito a mangiare l'altro pezzo. Il mento era così stretto contro il piede che lei poteva appena aprire la bocca. Alla fine ha mandato giù un boccone del pezzo nella mano sinistra.

"Ah! Finalmente respiro, la mia testa è libera!" ha gridato Alice con gioia. Ma la sua gioia è diventata subito paura: non trovava più le spalle! Ha guardato in giù. Vedeva soltanto un collo lungo, lungo. Il collo saliva come uno stelo da un campo di foglie verdi. Il campo era lontano, sotto di lei.

"Che cosa *è* quel campo verde?" ha detto Alice. "E *dove* sono andate le mie spalle? Oh, povera me! Mie povere mani, perché non vi vedo più?" Mentre parlava, muoveva le mani. Ma lontano, tra le foglie verdi, c'era solo un piccolo movimento.

Non sembrava possibile portare le mani alla testa. Allora ha cercato di piegare la testa verso le mani. È stata contenta: il suo collo poteva piegarsi in ogni direzione, come un serpente. È riuscita a piegarlo in giù, in un bello *zigzag*. Stava per entrare tra le foglie, quando ha capito una cosa. Erano le cime degli alberi, gli stessi alberi della foresta dove si era persa. Poi ha sentito un grido acuto e si è tirata indietro in fretta. Un grosso colombo era volato verso di lei. Le batteva le ali contro la faccia con furia.

"Serpente!" ha gridato il Colombo.

"*Non* sono un serpente, io!" ha detto Alice, arrabbiata. "Va' via!"

"Serpente, ti dico!" ha ripetuto il Colombo, ma con voce più bassa. Poi ha aggiunto tra i singhiozzi: "Ho provato tutti i rimedi, ma non è servito a niente!"

"Io non so di che cosa parli," ha detto Alice.

Il Colombo non la ascoltava. "Ho provato le radici degli alberi, ho provato le piccole colline, ho provato le siepi. Ma i serpenti! Oh, non sono mai contenti!"

Alice era sempre più sorpresa e confusa. Ma ha pensato che era inutile parlare, e ha aspettato la fine del discorso.

"Non è già abbastanza difficile stare sulle uova?" ha detto il Colombo. "No, devo anche fare la guardia ai serpenti, giorno e notte! Sono tre settimane che non dormo!"

"Mi dispiace vederti così preoccupato!" ha detto Alice. Cominciava a capire il Colombo.

Il Colombo ha gridato, disperato: "Ho scelto l'albero più alto della foresta. Pensavo di essere finalmente libero. E proprio ora loro piovono giù dal cielo! Ih! Serpentaccio!"

"Ma io *non* sono un serpente, ti ripeto!" ha risposto Alice. "Io sono una— Io sono una—"

"Bene, *chi* sei tu?" ha detto il Colombo. "Vedo bene che vuoi ingannarmi!"

"Io—io sono una ragazzina," ha risposto Alice. Ma quasi non era sicura, perché ricordava tutti i suoi cambiamenti di quel giorno.

"Che bugia!" ha detto il Colombo con profondo disprezzo. "Ho visto molte ragazzine nella mia vita, ma nessuna con un collo così. No, no! Tu sei un serpente, ed è inutile dire di no. Scommetto che mi dirai che non hai mai assaggiato un uovo!"

"Ma sì che *ho* assaggiato le uova," ha detto Alice. Era una bambina molto sincera. "Sai, le ragazzine mangiano tante uova, come i serpenti!"

"Non ci credo," ha detto il Colombo. "Ma se è così, le ragazzine sono una specie di serpenti. Ecco quello che potrei dire."

Questa idea era così nuova per Alice che lei è rimasta zitta per qualche minuto. Il Colombo ha aggiunto subito: "Tu cerchi le uova, *questo* lo so. E a me che cosa importa se sei una ragazzina o un serpente?"

"Ma a *me* importa moltissimo," ha risposto subito Alice. "E ora non sto cercando uova. E anche se le cerco, non voglio le tue: crude non mi piacciono."

"Allora via da me!" ha detto il Colombo con voce arrabbiata. E si è sistemato nel nido. Alice si è abbassata tra gli alberi, più che poteva. Non era facile, perché il collo restava preso tra i rami. Spesso doveva fermarsi per liberarlo. Dopo qualche momento si è ricordata dei due pezzi di fungo che aveva ancora nelle mani. Si è messa al lavoro con molta attenzione. Mangiava un po' dell'uno e un po' dell'altro. Così cresceva e diminuiva, e alla fine è riuscita a tornare alla sua altezza normale.

Da tanto tempo non aveva la sua altezza normale. Così all'inizio le è sembrato strano. Ma si è abituata in pochi minuti. Poi ha ricominciato a parlare tra sé, come al solito. "Ecco, ho fatto metà del mio piano! Quanto sono strani tutti questi cambiamenti! Non so mai che cosa diventerò da un minuto all'altro! Comunque sono tornata alla mia giusta altezza. Ora dovrei trovare il modo di entrare nel bel giardino. Come potrò fare? Vorrei tanto saperlo!"

Mentre parlava così, senza accorgersene è arrivata in una piazza. In mezzo c'era una piccola casa, alta circa quattro piedi. "Non so chi abita lì," ha pensato Alice. "Ma non dovrei arrivare così all'improvviso, con questa altezza. Farò loro una paura terribile!" Ha ricominciato a mangiare il pezzo di fungo che aveva nella mano destra. Ha avuto il coraggio di avvicinarsi alla casa solo quando è diventata alta nove pollici.

### Glossario

- **il fungo**: una pianta senza foglie, con un grande cappello rotondo.
- **la pipa**: un piccolo oggetto per fumare il tabacco.
- **voi**: qui vuol dire "lei"; è un modo antico.
- **la timidezza**: la paura di parlare o di fare qualcosa davanti agli altri.
- **confondere, confonde**: mettere disordine nelle idee di una persona.
- **la crisalide**: il bruco prima di diventare farfalla.
- **la farfalla**: un insetto con grandi ali colorate.
- **arrabbiato, arrabbiata**: pieno di rabbia, molto scontento di qualcosa.
- **arrabbiarsi, vi arrabbiate**: diventare arrabbiati.
- **secco secco**: con pochissime parole, in modo duro.
- **sa**: alla fine di una frase vuol dire "capisce". Il Bruco fa finta di non capire e risponde "Non *so* niente".
- **la matrona romana**: una signora dell'antica Roma, seria e fiera.
- **incrociare, incrociato**: mettere una cosa sopra l'altra, come una X.
- **il cetriolo**: una verdura lunga e verde.
- **la giovinezza**: il tempo della vita quando una persona è giovane.
- **la sveltezza**: la qualità di chi si muove in modo veloce e leggero.
- **il pollice / il piede**: vecchie misure inglesi. Un pollice è circa 2,5 cm; un piede circa 30 cm.
- **il cervello mi frulla**: ho la testa piena di idee confuse.
- **fare le ruote**: girare sulle mani e sui piedi, come una ruota.
- **la capriola**: un salto: giri su te stesso con il corpo.
- **l'unguento**: una crema per la pelle; è una medicina.
- **le ganasce**: le ossa della bocca che servono a masticare.
- **l'anguilla**: un pesce lungo e sottile, simile a un serpente.
- **ruzzoloni**: cadere e girare su se stessi fino in fondo.
- **l'O di Giotto**: Giotto era un grande pittore. Un giorno, senza compasso, ha disegnato una O perfetta, tutta rotonda.
- **lo stelo**: la parte lunga e sottile di un fiore.
- **il serpente, i serpenti**: un animale lungo, senza gambe; si muove strisciando per terra.
- **il Colombo**: un uccello, simile a un piccione.
- **il rimedio**: una cosa che serve a risolvere un problema.
- **assaggiare, assaggiato**: mangiare un po' di una cosa per sentire il sapore.

## CAPITOLO VI.

PORCO E PEPE.

Per qualche momento Alice ha guardato la casa e non sapeva che cosa fare. Ad un tratto un servo in livrea è arrivato di corsa dalla foresta. (Alice lo ha preso per un servo perché era in livrea. Ma dalla faccia sembrava un pesce.) Il servo ha bussato forte alla porta con le nocche. Un altro servitore in livrea ha aperto la porta. Aveva una faccia rotonda e occhi grandi come un ranocchio. Alice ha visto che tutti e due avevano parrucche incipriate, piene di riccioli. Tutto questo le ha fatto venire curiosità. È uscita un po' dalla foresta e si è messa ad ascoltare.

Il Pesce-Servo ha preso da sotto il braccio una lettera enorme, grande quasi come lui. L'ha data all'altro e ha detto con voce solenne: "Per la Duchessa. Un invito della Regina per giocare una partita di *croquet*."

Il Ranocchio-Servo ha risposto con lo stesso tono, ma ha cambiato l'ordine delle parole. "Da parte della Regina. Un invito alla Duchessa per giocare una partita di *croquet*."

Poi tutti e due si sono inchinati fino a terra. E i riccioli delle loro parrucche si sono legati insieme.

Alice ha riso molto forte, e ha dovuto tornare nella foresta. Aveva paura: potevano sentirla. Quando è tornata a guardare, il Pesce-Servo era andato via. L'altro era seduto per terra vicino alla porta. Guardava il cielo con occhi stupidi.

Alice si è avvicinata con timidezza alla porta e ha bussato.

"È inutile bussare," ha detto il Servo, "e per due ragioni. Prima ragione: io sto dalla stessa parte della porta, come lei. Seconda ragione: dentro fanno tanto rumore che nessuno potrebbe sentirla."

E davvero Alice *sentiva* un gran rumore dentro la casa: grida e starnuti senza fine. Ogni tanto arrivava anche un rumore forte, come di un piatto o di una pentola rotta.

"Per favore," ha chiesto Alice, "che cosa dovrei fare per entrare?"

Il Servo non la ascoltava. "Bussare serve a qualcosa quando la porta è tra noi due," ha continuato. "Per esempio, se lei è *dentro*, lei bussa e io la faccio uscire, capisce."

Mentre parlava, guardava sempre il cielo, e questo sembrava molto scortese ad Alice. "Ma forse non può fare diversamente," ha detto tra sé. "Ha gli occhi in cima alla testa! Però potrebbe rispondere a una domanda." Poi ha detto ad alta voce: "Come potrei fare per entrare?"

"Io starò seduto qui," ha detto il Servo, "fino a domani—"

In quel momento la porta della casa si è aperta. Un grande piatto è volato verso la testa del Servo. Gli ha toccato il naso ed è andato a rompersi contro un albero dietro di lui.

"—o fino a dopodomani, forse," ha continuato il Servo. Era calmo come prima. Per lui non era successo niente.

"Come potrei fare per entrare?" ha gridato di nuovo Alice, con voce più forte.

"Dovrà *lei* entrare?" ha risposto il Servo. "Questa è la domanda principale."

Aveva ragione, ma Alice non voleva sentire quella domanda. "È terribile," ha detto piano tra sé, "il modo di ragionare di queste bestie. Potrebbero farmi diventare matta!"

Il Servo ha colto l'occasione per ripetere la sua frase, con un piccolo cambiamento. "Io starò seduto qui, più o meno, per giorni e giorni."

"Ma *io* che cosa devo fare?" ha chiesto Alice.

"Quello che vuole," ha risposto il Servo, e ha cominciato a fischiare.

"È inutile parlare con lui," ha detto Alice, disperata. "È proprio un idiota!" Ha aperto la porta ed è entrata.

La porta portava direttamente in una grande cucina, tutta piena di fumo. La Duchessa era seduta nel mezzo, su uno sgabello a tre gambe. Cullava un bambino. La Cuoca stava davanti al fornello. Girava il cucchiaio in una grossa pentola, che sembrava piena di minestra.

"Certo c'è troppo pepe in quella minestra!" ha detto Alice tra sé. Non riusciva a smettere di starnutire.

C'era davvero troppo pepe nell'aria. Anche la Duchessa starnutiva qualche volta. E il bimbo non faceva altro: starnutiva e gridava, senza fermarsi mai. Solo due esseri nella cucina non starnutivano: la Cuoca e un grosso gatto. Il gatto stava vicino al fuoco e ghignava, con la bocca da un orecchio all'altro.

"Mi dica, per favore," ha chiesto Alice con un po' di timidezza. Non sapeva se era educato parlare per prima. "Perché il suo gatto ghigna così?"

"È un Ghignagatto," ha risposto la Duchessa, "ecco perché. Porco!"

Ha detto l'ultima parola con tanta rabbia che Alice ha fatto un salto. Ma subito ha capito: quella parola era per il bambino, non per lei. Così ha ripreso coraggio e ha continuato:

"Non sapevo che i gatti ghignano così. Anzi, non sapevo neanche che i gatti *possono* ghignare."

"Tutti possono," ha risposto la Duchessa, "e quasi tutti lo fanno."

"Io non ne conosco nessuno che ghigna," ha detto Alice con molto rispetto. Era contenta di avere una conversazione.

"Voi non sapete molto," ha detto la Duchessa, "e questo è tutto!"

Ad Alice non è piaciuta per niente quella risposta secca, e ha pensato di cambiare discorso. Mentre cercava un argomento, la Cuoca ha tolto la pentola dal fuoco. Poi ha cominciato subito a gettare tutto quello che aveva vicino. Gettava tutto contro la Duchessa e il bambino. Prima sono volate le molle e la paletta. Poi una nuvola di pentole e di piatti grandi e piccoli. La Duchessa non ha fatto attenzione, neanche quando le cose la colpivano. E il bimbo gridava già così forte! Nessuno poteva capire se i colpi gli facevano male.

"Ma faccia attenzione a quello che fa!" ha gridato Alice, e saltava qua e là, piena di paura. "Addio naso!" ha continuato. Una grossa pentola è volata vicino al naso del bimbo. E per poco non lo ha portato via.

La Duchessa ha detto con voce rauca: "Se ognuno pensa alle proprie cose, il mondo gira più presto."

"Questo *non* è un bene," ha detto Alice. Era contenta di mostrare quello che sapeva. "Pensi che confusione per il giorno e la notte! Lei sa che la terra ha bisogno di ventiquattro ore per girare intorno al suo asse—"

"A proposito di asce! Tagliatele il capo!" ha gridato la Duchessa. (Alice ha detto "asse". La Duchessa ha sentito "asce", e le asce servono a tagliare.)

Alice ha guardato con ansia la Cuoca, per vedere se ubbidiva. Ma la Cuoca girava la minestra e sembrava non aver sentito. Così Alice ha continuato: "Ventiquattro ore, *credo*. O dodici? Io—"

"Oh, non mi annoiate!" ha detto la Duchessa. "Non ho mai potuto sopportare i numeri!" Ha ricominciato a cullare il bimbo e cantava una Ninna-Nanna. Alla fine di ogni strofa gli dava una scossa violenta:

> *Parla duro al tuo bambino,*  
> *Dagli botte se starnuta;*  
> *Piange forte, il malandrino,*  
> *Perché il pepe lui rifiuta!*  
> *Ci annoia con i suoi lai!*

(Coro. Cantano anche la Cuoca e il bimbo.)

*Guai! Guai! Guai! Guai!*

Mentre cantava la seconda strofa, la Duchessa faceva saltare il bimbo su e giù. Lo faceva con molta violenza. Il poverino gridava tanto che Alice poteva appena sentire le parole:

> *Parlo duro al mio bambino,*  
> *Lo sculaccio se starnuta,*  
> *Perché il pepe, il malandrino,*  
> *Quando vuole, non lo rifiuta.*  
> *Ci annoia con i suoi lai!*

Coro.

*Guai! Guai! Guai! Guai!*

"Tenete! Potete cullarlo un po', se volete!" ha detto la Duchessa ad Alice. E le ha gettato il bimbo in braccio. "Io devo andare a prepararmi per giocare a *croquet* con la Regina." Poi la Duchessa è scappata via. La Cuoca le ha gettato dietro una padella, e per poco non l'ha colpita.

Alice ha preso il bimbo con qualche difficoltà, perché era una piccola creatura molto strana. Le sue mani e i suoi piedi andavano in tutte le direzioni. "Proprio come quel piccolo animale di mare che si chiama stella," ha pensato Alice. Il poverino, quando Alice lo ha preso, soffiava come una macchina a vapore. Continuava a torcersi e a stirarsi, e Alice faceva una gran fatica a tenerlo.

Alla fine Alice ha trovato il modo giusto di tenerlo. Doveva piegarlo come un nodo. Poi doveva tenerlo stretto per l'orecchio destro e per il piede sinistro. Così non poteva sciogliersi. Allora lo ha portato fuori, all'aria aperta.

"Se non lo porto via con me," ha detto Alice, "certo un giorno lo uccideranno. Se lo lascio qui, non sono colpevole di un assassinio?"

Ha detto le ultime parole ad alta voce, e il poverino ha risposto con un grugnito. (Non starnutiva più.)

"Non grugnire," ha detto Alice. "Non è un bel modo di parlare."

Il bimbo ha grugnito di nuovo. Alice lo ha guardato con molta ansia, per capire che cosa aveva. Il suo naso era *troppo* all'insù. Non c'era dubbio: sembrava più un grugno che un vero naso. E gli occhi diventavano molto piccoli per un bambino. Quella faccia non piaceva per niente ad Alice. "Forse singhiozzava," ha pensato. Ha guardato di nuovo i suoi occhi, per vedere se c'erano lacrime.

Ma non ce n'erano. Alice ha parlato con serietà. "Caro mio, se diventi un porcellino, io non voglio più stare con te. Fa' attenzione!" Il poverino ha ricominciato a singhiozzare (o forse a grugnire: era difficile capire). E sono andati avanti in silenzio per qualche tempo.

Alice aveva appena cominciato a pensare a una cosa. "Che cosa farò con questa creatura quando la porterò a casa?" Ma in quel momento il bimbo ha grugnito di nuovo, molto forte. Alice lo ha guardato in faccia, piena di paura. Questa volta *non* c'erano più dubbi: era un vero porcellino. E Alice ha capito che non c'era più ragione di portarlo ancora.

Così ha messo la piccola creatura a terra. È stata contenta di vederla trottare tranquilla verso la foresta. "Poteva diventare un ragazzo bruttissimo," ha detto tra sé. "Ma diventerà un porco bellissimo, credo." Poi ha pensato a certi bambini che conosceva. Anche loro potrebbero essere ottimi porcellini. Stava per dire: "Se uno conosce il modo giusto di cambiarli—" Ma a quel punto ha fatto un piccolo salto per la paura. Il Ghignagatto era su un ramo d'albero, a pochi metri da lei.

Il Gatto ha soltanto ghignato quando ha visto Alice. "Sembra di buon umore," ha pensato lei. "Ma ha le unghie *troppo* lunghe e troppi denti. Perciò dovrò trattarlo con molto rispetto."

"Ghignamicio," ha cominciato Alice con un po' di timidezza. Non sapeva se quel nome gli piaceva. Ma lui ha solo ghignato di più. "Bene, è contento," ha pensato Alice, e ha continuato: "Vorresti dirmi quale strada dovrei prendere da qui?"

"Dipende molto dal posto dove vorresti andare," ha risposto il Gatto.

"Non importa molto dove—" ha detto Alice.

"Allora non importa molto quale strada dovresti prendere," ha detto il Gatto.

"—basta arrivare in *qualche posto*," ha continuato Alice, come per spiegarsi meglio.

"Oh, certo che ci arriverai!" ha detto il Gatto. "Sai il proverbio italiano: *chi cammina tanto, arriva*."

Alice ha sentito che nessuno poteva dire di no a quel proverbio. Così ha provato un'altra domanda: "Che tipo di gente abita qui intorno?"

"Di *là*," ha risposto il Gatto, e ha girato la zampa destra, "abita un Cappellaio. E di *qua*," e ha indicato con l'altra zampa, "abita una Lepre-marzolina. Visita chi vuoi dei due: sono tutti e due matti."

"Ma non mi piace andare dai matti," ha detto Alice.

"Oh, non c'è niente da fare," ha detto il Gatto. "Qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta."

"Come sai che sono matta?" ha chiesto Alice.

"Devi esserlo," ha detto il Gatto, "perché sei venuta qui."

Non è sembrata una buona ragione ad Alice, ma lei ha continuato: "E come sai che tu sei matto?"

"Per cominciare," ha detto il Gatto, "un cane non è matto. Sei d'accordo?"

"Credo di sì," ha risposto Alice.

"Bene," ha continuato il Gatto. "Un cane brontola quando è arrabbiato e muove la coda quando è contento. Ora *io* brontolo quando sono contento e muovo la coda quando sono arrabbiato. Dunque sono matto."

"Io dico 'far le fusa', non 'brontolare'," ha detto Alice.

"Di' come vuoi," ha risposto il Gatto. "Vai dalla Regina oggi, a giocare a *croquet*?"

"Mi piacerebbe tanto," ha risposto Alice, "ma nessuno mi ha ancora invitata."

"Mi vedrai da lei," ha detto il Gatto, ed è sparito.

Alice non è stata sorpresa: ormai era abituata a vedere cose strane. Mentre guardava ancora il ramo dove era stato il Gatto, lui è apparso di nuovo.

"A proposito, che cosa è successo al bimbo?" ha detto il Gatto. "Ho dimenticato di chiedere."

"È diventato un porcellino," ha risposto Alice con calma. Per lei il ritorno del Gatto era una cosa normale.

"Lo immaginavo," ha detto il Gatto, ed è sparito di nuovo.

Alice ha aspettato un po'. Era mezza sicura di rivederlo, ma il Gatto non è tornato. Pochi momenti dopo ha preso la strada della Lepre-marzolina. "Di cappellai ne ho visti tanti," ha detto tra sé. "La Lepre-marzolina sarà più interessante. E siamo a maggio, quindi non sarà così matta. Almeno sarà meno matta di marzo." Mentre diceva queste parole, ha guardato in alto. Ed ecco di nuovo il Gatto, su un ramo d'albero.

"Hai detto porcellino o porcellana?" ha chiesto il Gatto.

"Ho detto porcellino," ha risposto Alice. "Ma ti prego, non apparire e sparire come un lampo: mi fai girare la testa!"

"Va bene," ha detto il Gatto. E questa volta è sparito lentamente. Ha cominciato dalla punta della coda e ha finito con il ghigno. Il ghigno è restato sul ramo come una visione. Tutto il resto era già sparito.

"Che strano!" ha detto Alice. "Ho visto spesso un gatto senza ghigno. Ma un ghigno senza gatto! È la cosa più curiosa che ho visto in tutta la mia vita!"

Non è andata molto lontano. Presto si è trovata davanti alla casa della Lepre-marzolina. Era proprio la sua casa, ha pensato Alice: i camini avevano la forma di orecchie. E il tetto era coperto di pelo. La casa era così grande che Alice non ha avuto il coraggio di avvicinarsi. Prima ha mangiato un po' del fungo che aveva nella mano sinistra. Così è diventata alta quasi due piedi. Ma era ancora preoccupata. Mentre andava con timidezza verso la porta, ha detto tra sé: "E se è matta furiosa? Forse era meglio andare dal Cappellaio!"

### Glossario

- **la livrea**: il vestito speciale dei servitori di una casa nobile.
- **bussare, bussato**: battere con la mano su una porta per farsi aprire.
- **la parrucca incipriata**: capelli finti coperti di polvere bianca.
- **le nocche**: le ossa delle dita, quando chiudi la mano.
- **la pentola**: un contenitore di metallo per cuocere il cibo.
- **scortese**: non gentile, non educato.
- **dopodomani**: il giorno dopo domani.
- **fischiare**: fare un suono acuto con la bocca.
- **lo sgabello**: una piccola sedia senza schienale.
- **la minestra**: un cibo caldo e liquido, con verdure, riso o pasta.
- **starnutire, starnutiva**: fare un forte rumore improvviso con il naso e la bocca.
- **la timidezza**: la paura di parlare o di fare qualcosa davanti agli altri.
- **ghignare, il ghigno**: sorridere con tutta la bocca, in modo strano.
- **il Ghignagatto**: un gatto che ghigna.
- **Ghignamicio**: un nome gentile per il Ghignagatto; "micio" vuol dire gatto.
- **gettare, gettato**: buttare, lanciare.
- **ventiquattro**: il numero 24.
- **l'asse**: la linea immaginaria; la terra gira intorno a questa linea.
- **l'ascia, le asce**: uno strumento pesante con una lama; serve a tagliare il legno.
- **le molle**: grandi pinze per il fuoco.
- **la strofa**: una parte di una poesia o di una canzone.
- **il malandrino**: una persona cattiva; qui è un bambino che si comporta male.
- **i lai**: i lamenti.
- **sculacciare**: dare colpi con la mano sul sedere di un bambino.
- **la macchina a vapore**: una vecchia macchina; va con la forza dell'acqua calda.
- **grugnire, il grugnito**: fare il verso del maiale; il verso del maiale.
- **il grugno**: il naso e la bocca del maiale.
- **la zampa**: il piede o la gamba di un animale.
- **arrabbiato**: pieno di rabbia, molto scontento di qualcosa.
- **far le fusa**: il rumore basso e contento del gatto.
- **la porcellana**: un materiale bianco e fine per fare piatti e tazze. Suona quasi come "porcellino".
- **la Lepre-marzolina**: una lepre di marzo. A marzo le lepri sembrano matte.

## CAPITOLO VII.

UN TÈ DI MATTI.

Sotto un albero, davanti alla casa, c'era una tavola apparecchiata. La Lepre-marzolina e il Cappellaio stavano prendendo il tè. Tra loro c'era un Ghiro che dormiva profondamente. Loro lo usavano come un cuscino. Appoggiavano i gomiti su di lui e parlavano sopra la sua testa. "Che fastidio per il Ghiro!" ha pensato Alice. "Ma dorme, e così non se ne accorge, immagino."

La tavola era grande, ma i tre stavano stretti insieme in un angolo.

"Non c'è posto! Non c'è posto!" hanno gridato quando hanno visto Alice che si avvicinava.

"C'è *molto* posto!" ha detto Alice, arrabbiata. E si è seduta in una grande poltrona molto comoda, a un'estremità della tavola.

"Vuole del vino?" ha detto la Lepre-marzolina con un tono gentile.

Alice ha guardato sulla tavola. C'era soltanto il tè. "Non vedo vino," ha detto.

"Non ce n'è," ha risposto la Lepre-marzolina.

"Ma allora non è gentile offrirmi quello che non ha," ha detto Alice, arrabbiata.

"E non è stato gentile da parte sua sedersi qui senza invito," ha detto la Lepre-marzolina.

"Non sapevo che la tavola era *sua*," ha risposto Alice. "È apparecchiata per più di tre."

"Dovrebbe farsi tagliare i capelli," ha detto il Cappellaio. Da qualche momento guardava Alice con molta curiosità. Quelle erano le sue prime parole.

"Lei non dovrebbe fare osservazioni personali," ha detto Alice, un po' severa. "È molto maleducato."

Il Cappellaio ha aperto molto gli occhi quando ha sentito queste parole. Ma ha *detto* soltanto: "Perché un corvo è simile a un coccodrillo?"

"Bene! Ora ci divertiremo!" ha pensato Alice. "Sono contenta: hanno cominciato con gli indovinelli." Poi ha aggiunto ad alta voce: "Credo di poterlo indovinare."

"Vuole dire che può trovare la risposta?" ha chiesto la Lepre-marzolina.

"Certo," ha risposto Alice.

"Allora dica quello che vuole dire," ha detto la Lepre-marzolina.

"Sì," ha risposto Alice in fretta. "Almeno—almeno voglio dire quello che dico. È la stessa cosa, capisce."

"Non è per niente la stessa cosa!" ha detto il Cappellaio. "È come dire: 'Vedo quel che mangio' è lo stesso di 'Mangio quel che vedo'?"

"È come dire," ha aggiunto la Lepre-marzolina. "'Mi piace quel che prendo' è lo stesso di 'Prendo quel che mi piace'?"

Il Ghiro sembrava parlare nel sonno. "È come dire," ha aggiunto, "'Respiro quando dormo' è lo stesso di 'Dormo quando respiro'?"

"Per te *è* lo stesso," ha detto il Cappellaio.

Qui la conversazione si è fermata, e tutti sono rimasti in silenzio per un po'. Intanto Alice cercava di ricordare tutto quello che sapeva sui corvi e sui coccodrilli. Ma non era molto.

Il Cappellaio ha rotto il silenzio per primo. "Che giorno del mese è oggi?" ha chiesto ad Alice. Aveva preso l'orologio dal taschino e lo guardava preoccupato. Ogni tanto lo scuoteva e lo portava all'orecchio.

Alice ha pensato un poco e ha risposto: "Il quattro del mese."

"Ritarda di due giorni!" ha detto il Cappellaio con un sospiro. Ha guardato con rabbia la Lepre-marzolina. "Te l'ho detto che il burro non fa bene al meccanismo!"

"Era del *miglior* burro," ha risposto piano la Lepre-marzolina.

"Sì, ma devono essere entrate anche delle briciole di pane." Il Cappellaio parlava a bassa voce. "Non dovevi metterlo dentro con il coltello del pane."

La Lepre-marzolina ha preso l'orologio e lo ha guardato con tristezza. Poi lo ha messo nella sua tazza di tè e lo ha guardato di nuovo. Ma ha potuto soltanto ripetere le stesse parole: "Era del *miglior* burro che c'era, sapete."

Intanto Alice guardava l'orologio da sopra la sua spalla, con un po' di curiosità. "Che orologio curioso!" ha detto. "Indica i giorni del mese e non le ore del giorno!"

"Perché no?" ha detto il Cappellaio. "Il *suo* orologio le dice in che anno siamo?"

"No, certo," ha risposto subito Alice. "Perché l'orologio segna lo stesso anno per molto tempo."

"È proprio quello che succede al *mio*," ha risposto il Cappellaio.

Alice era molto confusa. Le parole del Cappellaio non sembravano avere senso, eppure lui parlava in modo corretto. "Non la capisco bene," ha detto con molta gentilezza.

"Il Ghiro è tornato a dormire," ha detto il Cappellaio. Poi gli ha versato un po' di tè bollente sul naso.

Il Ghiro ha scosso la testa con impazienza. Senza aprire gli occhi ha detto: "Sì! Sì! Proprio quello che volevo dire."

"Ha già indovinato l'indovinello?" ha chiesto il Cappellaio, e si è girato verso Alice.

"Non ci riesco," ha risposto Alice. "Qual è la risposta?"

"Non ne ho la minima idea," ha risposto il Cappellaio.

"Neanch'io," ha detto la Lepre-marzolina.

Alice ha sospirato, annoiata, e ha detto: "Ma credo che possiamo passare meglio il tempo. Non dobbiamo perderlo con indovinelli che non hanno senso."

"Lei non conosce il Tempo come lo conosco io," ha risposto il Cappellaio. "Noi non lo perdiamo. Non parlo di me, ma di lui." (Il Cappellaio parla del Tempo come di una persona.)

"Non capisco che cosa vuole dire," ha detto Alice.

"Certo che non lo sa!" ha detto il Cappellaio, e ha scosso la testa con disprezzo. "Scommetto che lei non ha mai parlato con il Tempo!"

"Forse no," ha risposto Alice con prudenza. "Ma so che devo battere il tempo quando studio musica." (In musica, "battere il tempo" vuol dire segnare il ritmo. Ma "battere" vuol dire anche "picchiare".)

"Ah, questo spiega tutto," ha detto il Cappellaio. "A lui non piace quando lo battono. Se lei non litiga con lui, lui fa con l'orologio quello che lei vuole. Per esempio, sono le nove della mattina. È l'ora delle lezioni. Lei dice piano una piccola parola al Tempo, e subito la lancetta gira! L'una e mezza, l'ora di pranzo!"

("Come vorrei!" ha detto piano la Lepre-marzolina.)

"Sarà bellissimo, davvero," ha detto Alice, pensierosa. "Ma a quell'ora non ho fame, capisce."

"All'inizio forse no," ha detto il Cappellaio. "Ma lei può fermare l'orologio sull'una e mezza, quando vuole."

"E *lei* fa così?" ha chiesto Alice.

Il Cappellaio ha scosso la testa con tristezza e ha risposto: "Io no! Abbiamo litigato lo scorso marzo, proprio quando *lei* è diventata matta." (E ha indicato con il cucchiaino la Lepre-marzolina.) "Sì, è stato al grande concerto della Regina di Cuori. Lì ho dovuto cantare:

> *Tu che al ciel spiegasti l'ale*  
> *O mia testa Soppressata!*

Conosce quest'aria?"

"Ho sentito qualcosa di simile," ha risposto Alice.

"Continua così," ha detto il Cappellaio:

> *Ti rivolgi a me, fettata,*  
> *Teco il pane aggiungerò!*

A questo punto il Ghiro si è scosso e ha cominciato a cantare nel sonno:

*Teco il pane; teco il pane aggiungerò——*

E ha continuato così. Alla fine gli altri hanno dovuto dargli dei pizzicotti per farlo smettere.

"Ebbene, avevo appena finito di cantare la prima quartina," ha detto il Cappellaio. "Allora la Regina ha gridato, furiosa: 'Sta assassinando il tempo! Tagliategli il capo!'" (Vuol dire: canta male, fuori tempo. Ma "assassinare" vuol dire anche "uccidere".)

"È terribilmente feroce!" ha detto Alice.

"Da allora," ha continuato il Cappellaio con tristezza, "non vuole più fare quello che gli chiedo! Segna sempre le sei."

Alice ha avuto un'idea luminosa. Ha chiesto: "È forse per questo che ci sono tante tazze sulla tavola?"

"Proprio così," ha risposto il Cappellaio con un sospiro. "È sempre l'ora del tè, e non abbiamo mai tempo di lavare le tazze."

"E così voi girate sempre intorno alla tavola?" ha detto Alice.

"Proprio così," ha risposto il Cappellaio. "Quando le tazze sono sporche, andiamo avanti."

"Ma che cosa fate quando tornate all'inizio?" ha chiesto Alice con coraggio.

"Cambiamo discorso," ha detto la Lepre-marzolina con uno sbadiglio. "Questo argomento mi annoia moltissimo. Vorrei sentire una storia dalla Signorina."

"Ho paura di non saperne nessuna," ha risposto Alice, un po' spaventata.

"Allora il Ghiro ce ne racconterà una!" hanno gridato tutti e due. "Svegliati, Ghiro!" E gli hanno dato piccoli colpi da tutti e due i lati.

Il Ghiro ha aperto lentamente gli occhi. Ha detto con voce debole e rauca: "Non stavo dormendo, io! Ho sentito ogni parola."

"Raccontaci una storia!" ha detto la Lepre-marzolina.

"Per favore, ce ne racconti una!" ha pregato Alice.

"E fa' presto," ha aggiunto il Cappellaio, "o ti addormenterai prima della fine."

"C'erano una volta tre sorelle," ha cominciato il Ghiro in gran fretta. "Si chiamavano Elce, Clelia e Tilla, e vivevano in fondo a un pozzo—"

"Che cosa mangiavano?" ha chiesto Alice. Lei era sempre molto interessata alle cose da mangiare e da bere.

"Mangiavano melassa," ha risposto il Ghiro, dopo averci pensato qualche momento.

"Ma non potevano," ha detto Alice con gentilezza. "Così diventavano malate."

"Lo erano, infatti," ha risposto il Ghiro. "*Molto* malate."

Alice ha cercato di immaginare quella strana vita, ma era troppo confusa. Così ha continuato: "Ma perché vivevano in fondo a un pozzo?"

"Prenda un po' più di tè," ha detto la Lepre-marzolina con molta gentilezza.

"Non ho ancora preso niente," ha risposto Alice, offesa, "così non posso prenderne di più."

"Vuole dire che non può prenderne *meno*," ha detto il Cappellaio. "È molto più facile prendere *più* di niente."

"Nessuno ha chiesto il *suo* parere," ha risposto Alice.

"E chi fa ora osservazioni personali?" ha chiesto il Cappellaio con aria di trionfo.

Alice non sapeva bene che cosa rispondere. Ha preso una tazza di tè con pane e burro. Poi si è girata verso il Ghiro. Ha chiesto di nuovo: "Perché vivevano in fondo al pozzo?"

Il Ghiro ha pensato un poco e ha risposto: "Era un pozzo di melassa."

"Ma nessuno ha mai sentito una cosa simile!" ha interrotto Alice, arrabbiata.

La Lepre-marzolina e il Cappellaio hanno fatto "St! st!". Il Ghiro ha continuato con voce brusca. "Se lei non è educata, finisca la storia da sola."

"No, la prego di continuare!" ha detto Alice con molta umiltà. "Non la interromperò più. Forse ce n'è *uno*, di questi pozzi."

"Uno! Ma che dice!" ha risposto il Ghiro con disprezzo. Ma lo hanno pregato, e lui ha continuato. "E quelle tre sorelle imparavano a trarre—"

("Trarre" vuol dire tirare fuori, come l'acqua da un pozzo. Ma "trarre un ritratto" vuol dire anche disegnare.)

"Che cosa traevano?" ha chiesto Alice. Aveva dimenticato la sua promessa.

"Melassa," ha risposto il Ghiro. Questa volta non ha pensato per niente.

"Ho bisogno di una tazza pulita," ha interrotto il Cappellaio. "Andiamo tutti avanti di un posto!"

Mentre parlava, si è spostato, e il Ghiro lo ha seguito. La Lepre-marzolina ha preso il posto del Ghiro. Alice, senza voglia, ha preso il posto della Lepre-marzolina. Solo il Cappellaio ha guadagnato qualcosa da questo cambio. Alice stava peggio di prima. La Lepre-marzolina, infatti, aveva rovesciato la brocca del latte nel suo piatto.

Alice non voleva offendere di nuovo il Ghiro, e ha parlato con molta attenzione. "Non capisco bene. Da dove traevano la melassa?"

"Lei sa trarre l'acqua da un pozzo d'acqua, non è vero?" ha detto il Cappellaio. "Così si può trarre melassa da un pozzo di melassa. Eh, stupidina!"

Questa risposta ha confuso Alice ancora di più. Così ha lasciato continuare il Ghiro e non lo ha più interrotto.

"Imparavano a trarre," ha continuato il Ghiro. Sbadigliava e si stropicciava gli occhi, perché aveva moltissimo sonno. "E traevano ogni tipo di cose—tutto quello che comincia con una T—"

"Perché con una T?" ha chiesto Alice.

"Perché no?" ha gridato la Lepre-marzolina.

Alice non ha detto più niente.

Intanto il Ghiro aveva chiuso gli occhi e cominciava a dormire. Ma il Cappellaio gli ha dato un piccolo colpo. Il Ghiro si è svegliato con un lamento e ha continuato. "—che comincia con una T, come una Trappola, un Topo, una Topaia, un Troppo. Sa, lei dice 'il troppo stroppia'. Non ha mai visto il ritratto di un 'troppo stroppia'?" ("Il troppo stroppia" è un proverbio: troppe cose fanno male. Non è una cosa da disegnare!)

"Veramente, ora che me lo chiede," ha detto Alice, molto confusa, "non so—"

"Allora non parli," ha detto il Cappellaio.

Questa maleducazione era troppo per Alice. Si è alzata, molto arrabbiata, ed è andata via. Il Ghiro si è addormentato subito. Gli altri due non hanno notato la sua partenza. Eppure Alice si è girata una o due volte. Sperava un po' di sentire la loro voce che la chiamava. L'ultima volta ha visto le due birbe: cercavano di mettere il Ghiro nella teiera.

"Mai più tornerò *lì*!" ha detto Alice, ed è entrata nella foresta. "Non sono mai stata con persone così stupide!"

Mentre parlava, ha visto un albero con una porta. Dalla porta una persona poteva entrare proprio dentro l'albero. "Oh, questo è molto curioso!" ha pensato Alice. "Ma tutto è curioso oggi. Penso che farò bene a entrare." Ed è entrata.

Si è trovata di nuovo nella lunga sala, vicino al tavolino di cristallo. "Questa volta farò meglio," ha detto tra sé. Ha preso la piccola chiave d'oro e ha aperto la porticina del giardino. Poi ha mangiato un po' di fungo. (Ne aveva conservato un pezzo nella tasca.) Ha mangiato fino a diventare alta circa un piede. Ha attraversato il piccolo passaggio. E *poi*, finalmente, si è trovata nel bel giardino. Intorno a lei c'erano aiuole piene di fiori e fontane fresche.

### Glossario

- **il Cappellaio**: una persona che fa e vende cappelli.
- **il Ghiro**: un piccolo animale che dorme moltissimo.
- **apparecchiata**: con le tazze, i piatti e tutto quello che serve per mangiare o bere.
- **usavano**: da "usare": prendere una cosa e farla servire a qualcosa.
- **il cuscino**: una cosa morbida per appoggiare la testa.
- **i gomiti**: i punti dove il braccio si piega.
- **si accorge**: da "accorgersi": capire, notare una cosa.
- **arrabbiata**: piena di rabbia.
- **maleducato**: non gentile, che si comporta male con gli altri.
- **il coccodrillo, i coccodrilli**: un grande animale con la bocca lunga e molti denti; vive nei fiumi.
- **divertiremo**: da "divertirsi": passare il tempo in modo allegro.
- **indovinare**: trovare la risposta giusta senza saperla prima.
- **l'indovinello**: una domanda difficile, un gioco: devi trovare la risposta.
- **scuoteva**: da "scuotere": muovere una cosa con forza.
- **il sospiro**: un respiro lungo, quando una persona è triste o stanca.
- **le briciole**: piccoli pezzi di pane.
- **il meccanismo**: le piccole parti di un orologio che lo fanno andare.
- **il Tempo**: qui è una persona, per il Cappellaio; per questo ha la T grande.
- **battere il tempo**: in musica, segnare il ritmo con la mano o con il piede.
- **assassinare**: uccidere una persona. "Assassinare il tempo" qui vuol dire cantare male, fuori tempo.
- **la quartina**: una parte di una poesia, fatta di quattro versi.
- **la soppressata**: un tipo di salume, una carne che mangiamo a fette.
- **fettata**: tagliata a fette.
- **teco**: con te.
- **il pizzicotto**: una piccola stretta sulla pelle, fatta con due dita.
- **la melassa**: uno sciroppo scuro e dolce, fatto con lo zucchero.
- **il pozzo**: un buco profondo nella terra; serve per prendere l'acqua.
- **trarre**: tirare fuori; anche disegnare, in "trarre un ritratto".
- **traevano**: da "trarre": tiravano fuori.
- **il ritratto**: il disegno di una persona o di una cosa.
- **il troppo stroppia**: un proverbio: troppe cose fanno male.
- **le birbe**: persone che fanno cose cattive per gioco.
- **la teiera**: il vaso per fare e versare il tè.
- **l'aiuola**: una piccola parte di giardino con i fiori.

## CAPITOLO VIII.

IL CROQUET DELLA REGINA.

Vicino all'ingresso del giardino c'era un magnifico rosaio. Le sue rose erano bianche. Ma tre giardinieri stavano intorno al rosaio e coloravano le rose di rosso. "Questo è davvero curioso!" ha pensato Alice. Si è avvicinata per guardarli. Quando è arrivata vicino, ha sentito uno di loro. Diceva: "Fa' attenzione, Cinque! Non buttare il colore su di me con il tuo pennello!"

"Non ho potuto evitarlo," ha risposto Cinque con voce dura. "Sette mi ha urtato il gomito."

Sette lo ha guardato e ha detto: "Ma bene! Cinque dà sempre la colpa agli altri!"

"*Tu* dovresti stare zitto!" ha detto Cinque. "Proprio ieri ho sentito la Regina. Ha detto che a te dovrebbero tagliare la testa!"

"Perché?" ha domandato il primo che ha parlato.

"Questo non interessa a *te*, Due!" ha risposto Sette.

"*Gli* interessa, certo!" ha detto Cinque. "E adesso lo dico io a lui. È perché hai portato al cuoco bulbi di tulipano, e non cipolle."

Sette ha gettato lontano il suo pennello. Stava per dire: "Di tutte le cose più ingiuste—" Ma ha visto Alice che li guardava, e non ha finito la frase. Anche gli altri l'hanno guardata. Tutti e tre le hanno fatto un profondo inchino.

"Mi potete dire," ha domandato Alice con timidezza, "perché state colorando quelle rose?"

Cinque e Sette non hanno risposto, ma hanno guardato Due. Allora Due ha detto a voce bassa: "Ecco, vede. Qui doveva esserci un rosaio di rose *rosse*. Noi abbiamo sbagliato e abbiamo piantato un rosaio di rose bianche. Se la Regina lo vede, taglierà la testa a tutti noi. Così, Signorina, facciamo del nostro meglio per riparare prima dell'arrivo della—"

In quel momento Cinque, che guardava intorno con ansia, ha gridato: "La Regina! La Regina!" I tre giardinieri si sono messi subito con la faccia a terra. Alice ha sentito un gran rumore di passi. Si è messa a guardare, perché voleva vedere la Regina.

Prima sono arrivati dieci soldati con dei bastoni. Avevano la stessa forma dei tre giardinieri. Erano lunghi e piatti, con le mani e i piedi agli angoli. Poi sono arrivati dieci cortigiani, tutti pieni di diamanti brillanti. Camminavano a due a due, come i soldati. Poi sono venuti i principini reali. Erano dieci e camminavano in coppia, mano nella mano. Quei cari bambini saltavano come matti ed erano decorati con cuori. Poi sono passati gli invitati, quasi tutti Re e Regine. Tra loro Alice ha riconosciuto il Coniglio bianco. Parlava in fretta, nervoso, e sorrideva a tutti quelli che gli parlavano. È passato e non ha guardato Alice. Poi veniva il Fante di Cuori. Portava la Corona Reale su un cuscino di velluto rosso. E alla fine sono arrivati IL RE E LA REGINA DI CUORI.

Alice non sapeva che cosa fare. Doveva cadere con la faccia a terra, come i tre giardinieri? Ma non ricordava una regola simile per le processioni reali. "E poi a che cosa servono le processioni?" ha pensato. "Se tutti stanno con la faccia a terra, nessuno le può vedere!" Così è rimasta dov'era e ha aspettato.

Quando la processione è arrivata vicino ad Alice, tutti si sono fermati e l'hanno guardata. La Regina ha gridato con aria severa: "Chi è questa?" Lo ha chiesto al Fante di Cuori. Il Fante ha risposto con un piccolo sorriso e un inchino.

"Imbecille!" ha detto la Regina, e ha scosso la testa con impazienza. Poi si è voltata verso Alice e ha continuato: "Come ti chiami, bambina?"

"Maestà, mi chiamo Alice," ha risposto la bambina con molta gentilezza. Ma poi ha pensato: "Sono solo un mazzo di carte. Non devo avere paura di loro!"

"E chi sono *questi*?" ha domandato la Regina. Indicava i tre giardinieri a terra, intorno al rosaio. Perché, capite, i giardinieri erano stesi con la faccia nella polvere. Il disegno sulle loro schiene era uguale a quello delle altre carte. Così la Regina non poteva capire chi erano. Erano giardinieri, soldati, cortigiani, o tre dei suoi figli?

"Come posso saperlo *io*?" ha risposto Alice. Era sorpresa del suo coraggio. "Non è un problema *mio*."

La Regina è diventata rossa come il fuoco per la rabbia. Ha guardato Alice con occhi feroci, come una bestia selvaggia. Poi ha gridato: "Tagliatele il capo! subito—"

"Eh, via!" ha risposto Alice a voce alta e sicura. E la Regina è rimasta zitta.

Il Re ha messo la mano sul braccio della Regina. Ha detto con timidezza: "Cara mia, pensaci bene: è una bambina!"

La Regina gli ha voltato le spalle con la faccia arrabbiata. Ha detto al Fante: "Rivoltateli!"

Il Fante ha ubbidito. Con un piede li ha rivoltati, con molta attenzione.

"Levatevi!" ha urlato la Regina. I tre giardinieri si sono alzati subito. Si sono inchinati al Re, alla Regina, ai figli reali e a tutti gli altri.

"Basta!" ha gridato la Regina. "Mi fate girare la testa." Poi ha guardato il rosaio e ha continuato: "Che cosa *avete fatto* al rosaio?"

"Con il permesso di Vostra Maestà," ha risposto Due con voce umile. Si è messo con un ginocchio a terra. "Noi volevamo—"

"Lo vedo!" ha detto la Regina. Aveva già guardato le rose. "Tagliate loro il capo!" La processione è ripartita. Tre soldati sono rimasti indietro per tagliare la testa ai poveri giardinieri. I giardinieri sono corsi da Alice per chiedere aiuto.

"Non vi taglieranno la testa!" ha detto Alice. Li ha messi in un grosso vaso da fiori che era lì vicino. I tre soldati li hanno cercati qua e là per qualche momento. Poi hanno seguito tranquilli la processione.

"Avete tagliato loro la testa?" ha gridato la Regina.

"Maestà, le loro teste non sono più!" hanno risposto i soldati. (I giardinieri erano nel vaso, ma i soldati non lo hanno detto.)

"Bene!" ha gridato la Regina. "Sapete giocare a *croquet*?"

I soldati sono rimasti zitti e hanno guardato Alice. Pensavano che la domanda era per lei.

"Sì!" ha gridato Alice.

"Avvicinatevi dunque!" ha urlato la Regina. Alice ha raggiunto la processione. Era curiosa di sapere che cosa succedeva dopo.

"Fa—fa bel tempo!" ha detto una piccola voce timida vicino a lei. Alice ha visto che camminava accanto al Coniglio bianco. Il Coniglio la guardava in faccia, nervoso e impaurito.

"Bellissimo," ha risposto Alice. "Dov'è la Duchessa?"

"St! st!" ha detto il Coniglio a voce bassa e in fretta. Ha guardato intorno a sé con ansia. Poi si è alzato sulla punta dei piedi. Ha bisbigliato all'orecchio di Alice: "È sotto sentenza di morte."

"Per quale peccato?" ha domandato Alice.

"Avete detto 'Che peccato!'?" ha domandato il Coniglio.

"Ma no," ha risposto Alice. "Per me non è affatto un peccato. Ho detto '*Per* quale peccato?'" ("Peccato" vuol dire due cose: una cattiva azione, e anche un dispiacere, come in "Che peccato!".)

"Ha dato uno schiaffo alla Regina—" ha cominciato il Coniglio. Alice è scoppiata a ridere forte. "St!" ha bisbigliato il Coniglio. Tremava tutto. "La Regina può sentirvi! Vedete, la Duchessa è arrivata un po' tardi, e la Regina ha detto—"

"Ai vostri posti!" ha gridato la Regina con una voce come un tuono. Gli invitati hanno cominciato a correre in tutte le direzioni. Cadevano gli uni sugli altri. Alla fine hanno trovato un certo ordine, e il gioco è cominciato.

Alice non aveva mai visto in vita sua un terreno da *croquet* così curioso. Era tutto pieno di solchi e di zolle. Le palle erano ricci, le mazze erano fenicotteri vivi e gli archi erano soldati vivi. I soldati stavano curvi, sulle mani e sui piedi.

La prima difficoltà era il fenicottero. Alice non sapeva come usarlo. Riusciva a tenerlo bene sotto il braccio, con le gambe in giù. Poi gli allungava il collo. Voleva colpire il riccio con la testa del fenicottero. Ma allora il fenicottero girava la testa e la guardava in faccia. Aveva un'espressione così sorpresa che Alice scoppiava a ridere. Poi lei gli abbassava di nuovo il collo e provava a ricominciare. Ma intanto il riccio si era *sricciato*, cioè non era più una palla. E andava via. E poi c'era sempre una zolla o un solco proprio dove lei voleva mandare il riccio. E i soldati si alzavano sempre e andavano qua e là. Così Alice ha capito che quel gioco era terribilmente difficile.

I giocatori giocavano tutti insieme e non aspettavano il loro turno. Litigavano sempre e si picchiavano per i ricci. Così la Regina è diventata furiosa. Andava qua e là e batteva il piede a terra. Ogni momento gridava: "Mozzategli il capo!" oppure "Mozzatele il capo!"

Alice ha cominciato a sentire un po' di ansia. Non aveva ancora litigato con la Regina, ma poteva succedere in ogni momento. "Che cosa sarà di me?" ha pensato. "Qui amano tanto tagliare le teste! È una meraviglia se qualcuno ha ancora la testa sul collo!"

Alice cercava un modo per scappare senza farsi vedere. Allora ha visto una cosa curiosa nell'aria. Prima è rimasta sorpresa. Ma ha guardato ancora un poco e ha visto un ghigno. "È il Ghignagatto," ha detto tra sé. "Adesso posso parlare con qualcuno."

"Come va il gioco?" ha detto il Gatto, appena ha avuto abbastanza bocca per parlare.

Alice ha aspettato gli occhi e poi gli ha fatto un cenno con la testa. "È inutile parlare con lui," ha pensato. "Aspetto almeno gli orecchi, almeno uno." Subito è apparsa tutta la testa. Alice ha messo giù il suo fenicottero. Ha cominciato a raccontare come andava il gioco. Era contenta, perché qualcuno la ascoltava. Il Gatto aveva mostrato la testa, e ha pensato che bastava. Non ha mostrato il resto del corpo.

"Per me non giocano in modo onesto," si è lamentata Alice. "Litigano con tanta rabbia! Non riesco a sentire neppure la mia voce. Non c'è ordine nel gioco, e se c'è, nessuno lo segue. E non puoi immaginare la confusione, perché qui tutto è vivo. Per esempio, ecco l'arco che devo passare. Ma scappa all'altro lato del terreno! E dovevo fare *croquet* con il riccio della Regina. Ma è scappato appena ha visto il mio!"

"Ti piace la Regina?" ha domandato il Gatto a voce bassa.

"Per niente!" ha risposto Alice. "È così—" Ma ha visto che la Regina era vicino a lei e ascoltava. Allora ha cambiato le parole e ha continuato: "—brava a giocare e a vincere, che è inutile finire la partita."

La Regina ha sorriso ed è andata via.

Il Re si è avvicinato ad Alice. Guardava la testa del Gatto con molta curiosità. "Con *chi* parlate?" ha domandato.

"È un mio amico, un Ghignagatto," ha detto Alice. "Vorrei presentarlo a Vostra Maestà."

"La sua faccia non mi piace per niente," ha risposto il Re. "Ma può baciarmi la mano, se vuole."

"Non ne ho nessuna voglia," ha detto il Gatto.

"Non fate il maleducato," ha detto il Re, "e non mi guardate così." Mentre parlava, si nascondeva dietro ad Alice.

"Un gatto può guardare un Re," ha detto Alice. "L'ho letto in un libro, ma non ricordo quale."

"Bene, ma bisogna mandarlo via," ha detto il Re con voce decisa. La Regina passava di lì in quel momento, e il Re l'ha chiamata: "Cara mia! Vorrei mandare via quel gatto!"

La Regina conosceva un solo modo per risolvere tutti i problemi, grandi o piccoli. Così non ha neppure guardato intorno e ha gridato: "Mozzategli il capo!"

"Vado io stesso a cercare il boia," ha detto il Re, ed è andato via in fretta.

Alice ha pensato: "È meglio andare a vedere come va il gioco." E poi sentiva da lontano la voce della Regina, che urlava con rabbia. Aveva già sentito una cosa: la Regina aveva condannato a morte tre giocatori. Non avevano giocato al loro turno. Questo non le piaceva, perché il gioco era molto confuso. Alice non sapeva più se era il suo turno o no. Così è andata a cercare il suo riccio.

Il suo riccio stava combattendo con un altro riccio. Ad Alice è sembrata una buona occasione: poteva colpire un riccio con l'altro. Ma c'era un problema. Il suo fenicottero era andato all'altro lato del giardino. Alice lo ha visto: provava a volare su un albero, ma non ci riusciva.

Alla fine Alice ha preso il fenicottero e lo ha riportato sul terreno. Ma il combattimento era finito e i due ricci erano andati via. "Non importa," ha pensato Alice, "perché tutti gli archi sono andati all'altro lato del terreno." Si è messa il fenicottero bene sotto il braccio, così non poteva più scappare. Ed è tornata dal Gatto per continuare a parlare con lui.

Con sua sorpresa, ha trovato una grande folla intorno al Ghignagatto. Il Re, la Regina e il boia gridavano tutti e tre insieme. Gli altri stavano zitti e tristi.

Appena Alice è arrivata, i tre le hanno chiesto di risolvere il problema. Le hanno ripetuto le loro ragioni. Ma parlavano tutti insieme, così per lei era difficile capire.

Il boia diceva questo: non poteva tagliare una testa se non c'era un corpo. Non aveva mai fatto una cosa simile e non voleva cominciare alla sua età.

Il Re diceva questo: il boia può tagliare la testa a chi ha una testa. E il boia non doveva dire sciocchezze.

La Regina diceva questo: bisognava fare presto. Altrimenti lei faceva tagliare la testa a tutti quelli intorno a lei. (Per queste parole tutti avevano quell'aria seria e piena d'ansia.)

Alice non ha trovato altro da dire: "Il gatto è della Duchessa. Dovreste chiedere a *lei*."

"È in prigione," ha detto la Regina al boia. "Portatela qui." E il boia è partito come una freccia.

Appena il boia è sparito, la testa del Gatto ha cominciato a sparire piano piano. Quando il boia è tornato con la Duchessa, la testa non c'era più. Il Re e il boia correvano qua e là come matti e la cercavano. Intanto gli invitati sono tornati a giocare.

### Glossario

- **rosaio**: la pianta delle rose.
- **bulbi di tulipano**: la parte sotto terra del tulipano; è rotonda e sembra una piccola cipolla.
- **inchino**: un movimento del corpo verso il basso, per mostrare rispetto.
- **cortigiani**: le persone che vivono vicino al Re e alla Regina.
- **processioni**: molte persone che camminano in fila, in un giorno importante.
- **velluto**: una stoffa molto morbida.
- **Fante**: una carta da gioco con la figura di un giovane servitore.
- **Eh, via!**: si dice quando una cosa sembra sciocca; vuol dire "Ma no!".
- **sentenza di morte**: il giudice decide che una persona deve morire.
- **peccato**: 1. una cattiva azione; 2. in "Che peccato!" è un dispiacere.
- **croquet**: un gioco all'aperto: con una mazza spingi una palla sotto piccoli archi.
- **zolla**: un pezzo di terra alto e duro.
- **solco**: una linea profonda nella terra.
- **ricci**: piccoli animali con le spine; si chiudono a palla.
- **fenicotteri**: grandi uccelli rosa con le gambe e il collo lunghi.
- **sricciato**: parola inventata: un riccio che non è più chiuso a palla.
- **Mozzategli il capo!**: tagliategli la testa!
- **ghigno**: un sorriso con tutta la bocca, strano e un po' cattivo.
- **boia**: l'uomo che taglia la testa ai condannati.

## CAPITOLO IX.

STORIA DELLA FALSA-TESTUGGINE.

"Non potete credere quanto sono contenta di rivedervi, bambina mia!" ha detto la Duchessa. Ha messo con amicizia il suo braccio in quello di Alice, e hanno camminato insieme.

Alice era contenta di vederla così di buon umore. Ha pensato: "Forse era il pepe che la rendeva così nervosa in cucina." "Quando *sarò* Duchessa," ha detto tra sé, "non voglio *nessun* pepe nella mia cucina." (Ma non ci sperava molto.) "La minestra è buona anche senza. Forse è il pepe che rende le persone così piccose." Era tutta contenta, perché aveva scoperto una specie di nuova teoria. Ha continuato: "L'aceto le rende aspre. La camomilla le rende amare. E i confetti e le cose simili rendono dolci i bambini. Vorrei far sapere a tutti *questo*. Così le persone non saranno tanto tirchie con i confetti—"

Mentre parlava così, Alice aveva quasi dimenticato la Duchessa. Ha fatto un salto quando ha sentito la sua voce vicino all'orecchio. "Cara mia, voi pensate ad altro e dimenticate di parlare con me. Adesso non posso dirvi la morale di questo, ma la ricorderò presto."

"Forse non ha una morale," ha detto Alice con prudenza.

"Su, su, bimba!" ha detto la Duchessa. "Ogni cosa ha la sua morale, basta trovarla." Mentre parlava, si è stretta di più ad Alice.

Ad Alice non piaceva stare così stretta a lei. Primo, perché la Duchessa era *bruttissima*. Secondo, perché aveva l'altezza giusta per appoggiare il mento sulla spalla di Alice. E quel mento era acuto e dava fastidio! Ma Alice non voleva essere scortese, e ha sopportato come poteva.

"Il gioco va meglio adesso," ha detto Alice, per continuare a parlare.

"Eh sì," ha risposto la Duchessa. "E questa è la morale:"

> *È amore, è amore, è il grande amore*  
> *Che fa girare il mondo e il mio cuore!*

"Ma qualcuno ha detto invece," ha bisbigliato Alice, "se ognuno pensa alle proprie cose, il mondo gira meglio."

"Bene! Una vale l'altra," ha detto la Duchessa. E ha spinto il suo mento acuto nella spalla di Alice. Ha continuato: "E la morale di *questo* è: 'Guardate al *franco*; gli spiccioli si guarderanno da sé.'"

"Come le piace trovare la morale in ogni cosa!" ha pensato Alice.

"Scommetto che siete sorpresa," ha detto la Duchessa dopo un momento. "Non vi metto il braccio intorno alla vita. Ma è perché non so di che umore è il vostro fenicottero. Facciamo la prova?"

"Potrebbe mordervi," ha risposto Alice. Non voleva fare quella prova.

"È vero," ha detto la Duchessa. "I fenicotteri e la senape pizzicano tutti e due. E la morale è questa: 'Chi si rassembra s'assembra.'" (È un proverbio strano. Vuol dire: le persone simili stanno insieme.)

"Ma la senape non è un uccello," ha detto Alice.

"Giusto, come sempre," ha detto la Duchessa. "Voi dite ogni cosa così bene!"

"È un minerale, *credo*," ha detto Alice.

"Certo," ha risposto la Duchessa. Sembrava d'accordo con tutto quello che diceva Alice. "Qui vicino c'è una grande miniera di senape. E la morale di questo è:"

> *La miniera è la maniera*  
> *Di gabbar la gente intera.*

"Oh, lo so!" ha esclamato Alice. Non aveva ascoltato le parole della Duchessa. "È un vegetale. Non sembra, ma lo è."

"Proprio così," ha detto la Duchessa. "E la morale di questo è: 'Siate quello che volete parere.' O, se volete una forma più semplice: 'Non vi crediate mai d'essere altra se non quella che apparite ad altri d'essere o d'essere stata o che possiate essere, e l'esser non è altro che l'essere di quell'essere ch'è l'essere dell'essere, e non altrimenti.'"

"Forse capisco meglio se la scrivete per me," ha detto Alice con molta gentilezza. "Quando la dite, non riesco a seguirvi."

"Questo è niente," ha risposto la Duchessa, molto contenta. "Posso dire molto di più, se voglio."

"Per favore, non dite cose più lunghe di questa," ha detto Alice.

"Nessun disturbo!" ha risposto la Duchessa. "Vi faccio un regalo di tutto quello che ho detto fino ad ora."

"Questo regalo non costa niente!" ha pensato Alice. "Meno male che non fanno regali così per i compleanni!" Ma non ha avuto il coraggio di dirlo a voce alta.

"Pensate ancora?" ha domandato la Duchessa. E ha spinto di nuovo il suo mento acuto nella spalla di Alice.

"Ho molte ragioni per pensare!" ha risposto Alice con voce dura. Infatti cominciava a sentirsi annoiata.

E la Duchessa: "Come i porci hanno ragioni per volare: e la mo—" (I porci non volano: la Duchessa vuol dire che Alice non ha nessuna ragione.)

Qui, con grande sorpresa di Alice, la voce della Duchessa è diventata sempre più debole. Si è spenta in mezzo alla parola "morale", la sua parola preferita. Il suo braccio, nel braccio di Alice, ha cominciato a tremare. Alice ha alzato gli occhi. La Regina era davanti a loro, con le braccia incrociate e la fronte scura. Faceva paura come un uragano.

"Maestà, che bella giornata!" ha detto la Duchessa con voce debole.

"Vi avverto in tempo," ha tuonato la Regina. Ha battuto forte il piede a terra. "O voi o la vostra testa dovete lasciare il giardino, e subito! Scegliete!"

La Duchessa ha scelto ed è scappata via in un attimo.

"Torniamo al gioco," ha detto la Regina ad Alice. Ma Alice era troppo spaventata per rispondere. L'ha seguita lentamente sul terreno.

Intanto gli invitati si riposavano all'ombra, perché la Regina non c'era. Ma appena l'hanno vista, sono tornati ai loro posti. La Regina ha fatto capire solo una cosa: un momento di ritardo costava la vita.

Mentre giocavano, la Regina continuava a litigare con altri giocatori. Gridava sempre: "Mozzategli il capo!" oppure "Mozzatele il capo!" I soldati dovevano fare la guardia ai condannati. Così non potevano più fare gli archi. E in meno di mezz'ora non c'erano più archi. Tutti i giocatori erano condannati, con i soldati di guardia. Solo il Re, la Regina e Alice erano liberi.

Finalmente la Regina ha lasciato il gioco. Era tutta senza fiato. Ha detto ad Alice: "Hai visto la Falsa-Testuggine?"

"No," ha detto Alice. "Non so neppure che cos'è la Falsa-Testuggine."

"È quella che serve per fare la minestra di falsa Testuggine," ha detto la Regina. (La minestra di falsa testuggine è una zuppa che sembra di tartaruga, ma dentro c'è altra carne.)

"Non l'ho mai vista e non ne ho mai sentito parlare," ha detto Alice.

"Vieni dunque," ha detto la Regina, "e lei ti racconterà la sua storia."

Mentre andavano insieme, Alice ha sentito il Re. Diceva a voce bassa a tutti i condannati: "Faccio grazia a tutti." "Oh, sono contenta!" ha detto Alice tra sé. Perché, sapete, Alice era molto triste. La Regina aveva condannato a morte tanta gente.

Presto sono arrivate vicino a un Grifone. Era tutto raccolto e dormiva al sole. (Se non sapete che cos'è il Grifone, guardate il disegno.) "Su, su, pigro!" ha detto la Regina. "Portate questa bambina a vedere la Falsa-Testuggine. Lei le racconterà la storia della sua vita. Io devo tornare indietro: ho alcune sentenze di morte da eseguire." È andata via e ha lasciato Alice sola con il Grifone. Ad Alice non piaceva l'aspetto di quella bestia. Ma poi ha pensato: "Con il Grifone è meno pericoloso che con quella Regina selvaggia." Così è rimasta lì e ha aspettato.

Il Grifone si è alzato e si è strofinato gli occhi. Ha aspettato fino a quando la Regina è sparita. Poi ha cominciato a ridere forte. "Che commedia!" ha detto il Grifone, un po' a sé stesso e un po' ad Alice.

"Qual *è* la commedia?" ha domandato Alice.

"*È* lei," ha detto il Grifone. "È un'idea strana che ha in testa. Ma nessuno taglia mai le teste. Venite!"

"Qui tutti comandano 'Venite!'" ha detto Alice, e lo ha seguito lentamente. "In tutta la mia vita non ho mai ricevuto tanti ordini!"

Dopo poca strada hanno visto da lontano la Falsa-Testuggine. Era seduta triste e sola sull'orlo di una rupe. Si sono avvicinati ancora un poco, e Alice l'ha sentita sospirare. Sospirava come una persona con il cuore spezzato. Alice ha sentito pietà per lei. "Perché soffre?" ha domandato al Grifone. Il Grifone ha risposto più o meno come prima: "È un'idea strana che ha in testa. Non ha nessun dolore. Venite!"

Sono andati verso la Falsa-Testuggine. Lei li ha guardati con grandi occhi pieni di lacrime, ma non ha detto niente.

"Questa bambina," ha detto il Grifone, "vorrebbe sentire la tua storia, vorrebbe."

"Racconterò la mia storia," ha risposto la Falsa-Testuggine. La sua voce era profonda, come una voce da una tomba. "Sedete, e non dite una parola fino alla fine."

Si sono seduti, e per qualche minuto nessuno ha parlato. Intanto Alice ha pensato: "Non so come finirà *mai*, se non comincia mai." Ma ha aspettato con pazienza.

"Una volta," ha detto finalmente la Falsa-Testuggine con un grande sospiro, "ero una vera Testuggine."

Dopo queste parole c'è stato un altro silenzio, lunghissimo. Ogni tanto il Grifone faceva "Hjckrrh!", e la Falsa-Testuggine singhiozzava sempre. Alice stava per alzarsi e dire: "Grazie della vostra storia interessante." Ma ha pensato: "Lei *deve* dire qualcosa di più." Così è rimasta seduta tranquilla e non ha detto niente.

"Quando eravamo piccole," ha continuato la Falsa-Testuggine, "andavamo a scuola, al mare." Era un po' più calma, ma singhiozzava ancora. "La maestra era una vecchia Testuggine, e noi la chiamavamo Tartaruga—"

"Perché la chiamavate Tartaruga, se non era una tartaruga?" ha domandato Alice.

"La chiamavamo Tartaruga perché ci insegnava a tartagliare," ha detto la Falsa-Testuggine con dispetto. ("Tartaruga" e "tartagliare" suonano simili. "Tartagliare" vuol dire parlare male, con fatica.) "Capite poco!"

"Dovreste vergognarvi di fare domande così semplici," ha aggiunto il Grifone. Poi sono rimasti zitti tutti e due e hanno guardato la povera Alice. Lei voleva sparire sotto terra. Finalmente il Grifone ha detto alla Falsa-Testuggine: "Va' avanti, comare! Ma fa' presto, sai!" La Falsa-Testuggine ha continuato:

"Andavamo a scuola al mare, anche se voi non lo credete—"

"Non ho mai detto questo!" ha interrotto Alice.

"Sì, l'avete detto," ha tuonato la Falsa-Testuggine.

"Zitta!" ha aggiunto il Grifone, prima della risposta di Alice. La Falsa-Testuggine ha continuato:

"Eravamo molto bene educate. Infatti andavamo a scuola ogni giorno—"

"*Anch'io* andavo a scuola ogni giorno," ha detto Alice. "Non dovete vantarvi per così poco."

"E avevate degli *extra*?" ha domandato la Falsa-Testuggine con un po' di ansia.

"Sì," ha risposto Alice. "Imparavamo il francese e la musica."

"E il bucato?" ha detto la Falsa-Testuggine.

"No davvero!" ha detto Alice, tutta arrabbiata.

"Ah! Allora la vostra non era una buona scuola," ha detto la Falsa-Testuggine. Sembrava più tranquilla. "Nella *nostra*, alla fine del programma, c'era scritto: '*Extra*: francese, musica e *bucato*.'"

"Ma non ne avevate bisogno," ha detto Alice. "Voi vivevate in fondo al mare."

"Non ho mai avuto i soldi per impararlo," ha detto la Falsa-Testuggine con un sospiro. "Così ho seguito solo i corsi normali."

"Cioè?" ha domandato Alice.

"Prima di tutto Reggere e Stridere," ha risposto la Falsa-Testuggine. (Cioè: leggere e scrivere.) "Poi le diverse operazioni dell'Aritmetica: Ambizione, Distrazione, Bruttificazione e Derisione." (Cioè: addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione.)

"Non ho mai sentito parlare di '*Bruttificazione*'," ha detto Alice. "Che cos'è?"

Il Grifone ha alzato le due zampe per la sorpresa. Ha gridato: "Mai sentito parlare di *bruttificazione*! Ma sapete che cosa vuol dire *bellificazione*, eh?"

"Sì," ha risposto Alice, ma con un po' di dubbio. "Vuol dire—rendere—una cosa—più bella."

"Ebbene," ha continuato il Grifone. "Se non sapete che cosa vuol dire bruttificare, *voi siete* una sciocca."

Alice non aveva più il coraggio di fare altre domande. Così si è voltata verso la Falsa-Testuggine e ha detto: "Che altro dovevate imparare?"

"Ecco, c'era la Stoia," ha risposto la Falsa-Testuggine. Contava le materie una per una sulle natatoie. "La Stoia antica e moderna, con la Girografia." (Cioè: storia e geografia.) "Poi il Disdegno. Il maestro di Disdegno era un vecchio grongo, e veniva una volta alla settimana. Ci insegnava il Disdegno, il Passaggio e la Frittura ad Occhio." (Cioè: disegno, paesaggio e pittura a olio.)

"E com'era *questa*?" ha detto Alice.

"Non posso mostrarvela," ha risposto la Falsa-Testuggine, "perché, vedete, sono tutta d'un pezzo. E il Grifone non l'ha mai imparata."

"Non ho avuto tempo," ha risposto il Grifone. "Ma ho studiato le lingue classiche, e bene. Il mio maestro era un vecchio granchio, sai."

"Io non sono mai andata da lui," ha detto la Falsa-Testuggine con un sospiro. "Mi hanno detto che insegnava Catino e Gretto." (Cioè: latino e greco.)

"Proprio così," ha detto il Grifone, e ha sospirato anche lui. Tutti e due hanno nascosto la faccia tra le zampe.

"Quante ore di lezione avevate al giorno?" ha detto Alice in fretta, per cambiare discorso.

"Dieci ore il primo giorno," ha risposto la Falsa-Testuggine. "Nove il secondo, e così via."

"Che metodo curioso!" ha esclamato Alice.

"Ma è per questo che si chiamano lezioni," ha detto il Grifone. "Perché soffrono lesioni ogni giorno." (Una "lesione" è una ferita. Le lezioni "si feriscono" e diventano più corte ogni giorno.)

Per Alice era un'idea nuova. Ci ha pensato un poco prima di parlare ancora. "Allora l'undicesimo giorno avevate vacanza?"

"Certo," ha detto la Falsa-Testuggine.

"E che cosa facevate il dodicesimo?" ha domandato Alice con molto interesse.

Ma il Grifone l'ha interrotta con voce decisa: "Basta con le lezioni. Adesso parlale un po' dei giochi."

### Glossario

- **morale**: l'insegnamento di una storia.
- **minestra**: un piatto caldo e liquido, con verdure o pasta.
- **piccose**: persone che si arrabbiano facilmente.
- **aspre**: con un sapore forte, come il limone; qui anche: dure, poco gentili.
- **prudenza**: attenzione a non dire o fare cose sbagliate.
- **appoggiare**: mettere una cosa sopra un'altra.
- **acuto**: con una punta sottile, che fa male.
- **scortese**: non gentile.
- **bisbigliato**: da "bisbigliare": parlare molto piano.
- **fenicottero**: un grande uccello rosa con le gambe e il collo lunghi.
- **pizzicano**: da "pizzicare": il fenicottero morde; la senape brucia in bocca.
- **rassembra, s'assembra**: parole antiche: "assomiglia" e "si mette insieme".
- **esclamato**: da "esclamare": dire qualcosa a voce alta, con forza.
- **tuonato**: da "tuonare": parlare con una voce fortissima, come un tuono.
- **sospiro**: un respiro lungo, quando una persona è triste o stanca.
- **singhiozzava**: da "singhiozzare": piangere con respiri corti e forti.
- **zampe**: le gambe e i piedi degli animali.
- **tirchie**: persone che non vogliono dare niente agli altri.
- **franco**: una vecchia moneta. Questa frase della Duchessa non ha un vero senso.
- **spiccioli**: monete di poco valore.
- **senape**: una salsa gialla e forte; pizzica in bocca.
- **gabbar**: ingannare, dire cose false a una persona.
- **Faccio grazia**: perdono un condannato.
- **uragano**: un vento molto forte e pericoloso.
- **Grifone**: un animale di fantasia, metà aquila e metà leone.
- **rupe**: una roccia grande e alta.
- **Testuggine**: una tartaruga, un animale lento con una casa dura sulla schiena.
- **Falsa-Testuggine**: una tartaruga "falsa", come la minestra.
- **tartagliare**: parlare male, con fatica.
- **bucato**: il lavoro di lavare i vestiti.
- **Reggere e Stridere**: le parole vere sono "leggere" e "scrivere". "Reggere" vuol dire tenere; "stridere" vuol dire fare un rumore acuto.
- **Ambizione**: la parola vera è "addizione". L'ambizione è il desiderio di diventare importanti.
- **Distrazione**: la parola vera è "sottrazione". La distrazione è quando non stai attento.
- **Bruttificazione**: la parola vera è "moltiplicazione". Questa parola non esiste: vuol dire rendere brutto.
- **Derisione**: la parola vera è "divisione". La derisione è quando ridi di una persona.
- **Stoia**: la parola vera è "storia". Una stoia è un tappeto di paglia.
- **Girografia**: la parola vera è "geografia". "Giro" viene da "girare".
- **natatoie**: le "mani" piatte che gli animali del mare usano per nuotare.
- **Disdegno**: la parola vera è "disegno". Il disdegno è il disprezzo.
- **grongo**: un pesce lungo, simile a un serpente.
- **Passaggio**: la parola vera è "paesaggio".
- **Frittura ad Occhio**: le parole vere sono "pittura a olio". La frittura è un cibo cotto nell'olio caldo.
- **Catino e Gretto**: le parole vere sono "latino" e "greco". Un catino è un vaso largo per l'acqua; gretto vuol dire tirchio.
- **lesioni**: ferite.

## CAPITOLO X.

LA CONTRADDANZA DEI GAMBERI.

La Falsa-Testuggine ha fatto un grande sospiro. Si è passata il dorso di una natatoia sugli occhi. Ha guardato Alice e ha provato a parlare. Ma per qualche momento i singhiozzi non l'hanno lasciata parlare. "Sembra che ha un osso di traverso nella gola," ha detto il Grifone. Ha cominciato a scuoterla e a batterle sulla schiena. Finalmente la Falsa-Testuggine ha ritrovato la voce. Con le lacrime sulle guance ha ripreso a parlare:

"Forse non avete vissuto a lungo in fondo al mare." ("No, certo," ha detto Alice.) "E forse nessuno vi ha mai presentato a un Gambero." (Alice stava per dire "Una volta ho mangiato—". Ma si è fermata e ha detto "No, mai.") "Così non potete immaginare com'è bella una contraddanza dei Gamberi!"

"No, davvero," ha risposto Alice. "Ma che cos'è la contraddanza dei Gamberi?"

"Ecco," ha detto il Grifone. "Prima di tutto formate una linea lungo la spiaggia—"

"Due linee!" ha gridato la Falsa-Testuggine. "Foche, testuggini di mare, salmoni e così via. Poi, quando avete tolto dalla spiaggia i polipi molli—"

"E *questo* fa perdere molto tempo," ha interrotto il Grifone.

"—fate un *avant-deux*."

"Ognuno con un Gambero come cavaliere," ha gridato il Grifone.

"Eh, già!" ha detto la Falsa-Testuggine. "Fate un *avant-deux*, poi un *balancé*—"

"—scambiate i Gamberi e tornate *en place*," ha continuato il Grifone.

"E poi, capite?" ha continuato la Falsa-Testuggine. "Gettate i—"

"I Gamberi!" ha urlato il Grifone, e saltava come un matto.

"—nel mare con tutta la vostra forza—"

"Poi nuotate dietro a loro!" ha gridato il Grifone.

"Fate una capriola nel mare!" ha gridato la Falsa-Testuggine. Saltava qua e là come una matta.

"Scambiate di nuovo i Gamberi!" ha gridato il Grifone con tutta la sua voce.

"Tornate di nuovo a terra, e—e questa è la prima figura," ha detto la Falsa-Testuggine. All'improvviso ha abbassato la voce. Le due bestie prima saltavano come matte. Ora si sono sdraiate, tristi e silenziose, e hanno guardato Alice.

"Deve essere una contraddanza molto bella," ha detto Alice con timidezza.

"Vorreste vederne un po'?" ha domandato la Falsa-Testuggine.

"Mi piacerebbe molto," ha detto Alice.

"Su, allora, facciamo la prima figura!" ha detto la Falsa-Testuggine al Grifone. "Possiamo farla senza Gamberi, sai. Chi canterà?"

"Canta *tu*," ha detto il Grifone. "Io ho dimenticato le parole."

Hanno cominciato a ballare con aria seria intorno ad Alice. Quando andavano troppo vicino, le pestavano i piedi. Battevano il tempo con le zampe davanti. Intanto la Falsa-Testuggine cantava molto lentamente, con voce triste:

> *Nasello ha detto a Lumaca: "Cammina un po' più lesta,*  
> *Perché un Porcellin di mare la coda mi calpesta!*  
> *Gamberi e Testuggini vengono con speranza,*  
> *E aspettano il segnale per cominciare la danza.*  
> *Volete voi, volete, volete voi ballare?*  
> *Volete voi, volete, coi Gamberi danzare?*

> *"Che gioia! Che delizia! Avanti e indietro andremo;*  
> *Ci buttano nel mare: con i Gamberi saremo!"*  
> *Ha risposto la Lumaca: "Oimè! È un po' lontano!*  
> *A me non piace un ballo così pericoloso e strano!"*  
> *Volete voi, volete, volete voi ballare?*  
> *Volete voi, volete, coi Gamberi danzare?*

> *"Che male c'è?" le ha risposto il bianco Nasello,*  
> *"Di là c'è un'altra riva, c'è un posto molto più bello;*  
> *Dall'Adria alla Dalmazia faremo un salto audace:*  
> *Non avere paura, carina, stai tranquilla e vivi in pace!*  
> *Volete voi, volete, volete voi ballare?*  
> *Volete voi, volete, coi Gamberi danzare?"*

"Grazie tante! È una bella contraddanza," ha detto Alice. Era contenta, perché il ballo era finito. "E quel canto curioso del Nasello mi piace tanto!"

"A proposito dei Naselli," ha detto la Falsa-Testuggine, "sono—voi ne avete visti, vero?"

"Sì," ha risposto Alice. "Li ho visti spesso a tavo—" E si è fermata. (Alice voleva dire "a tavola": lei mangia i naselli! Ma non lo ha detto.)

"Non so dov'è Tavo," ha detto la Falsa-Testuggine. "Ma se li avete visti spesso, sapete che cosa sono."

Alice si è ripresa. "Credo di sì," ha risposto. "Hanno la coda in bocca e sono tutti coperti di pan grattato."

"Sbagliate sul pan grattato," ha detto la Falsa-Testuggine. "Nel mare il pane sparisce. Ma è vero, *hanno* la coda in bocca. E la ragione è questa—" E qui la Falsa-Testuggine ha sbadigliato e ha chiuso gli occhi. "Di' tu la ragione," ha chiesto al Grifone.

"La ragione è questa," ha detto il Grifone. "*Hanno voluto* andare al ballo con i Gamberi. E così li hanno buttati nel mare. E così sono caduti molto lontano. E così si sono attaccati la coda in bocca. E così non hanno potuto staccarla più. E questo è tutto."

"Grazie," ha detto Alice. "È davvero interessante. Non ho mai saputo tante cose sui naselli."

"Presto, raccontateci le *vostre* avventure," ha detto il Grifone.

"Potrei raccontare quelle da questa mattina," ha detto Alice con molta timidezza. "Ma è inutile raccontare quelle di ieri, perché ieri ero un'altra persona."

"Oh! Spiegateci questo," ha detto la Falsa-Testuggine.

"No, no! Prima le avventure," ha gridato il Grifone, impaziente. "Le spiegazioni sono lunghe e noiose."

Così Alice ha cominciato a raccontare, dal suo incontro con il Coniglio bianco. Presto ha avuto un po' di paura, perché le bestie erano strette ai suoi fianchi. Aprivano molto gli occhi e la bocca. Ma in pochi momenti la paura è passata. I due ascoltavano in silenzio. Poi Alice è arrivata a "*Guglielmo, tu sei vecchio*", che aveva recitato al Bruco. Le parole venivano fuori tutte diverse da quelle vere. Allora la Falsa-Testuggine ha fatto uno dei suoi grandi sospiri. Poi ha detto: "È davvero curioso!"

"È curioso come la curiosità," ha esclamato il Grifone.

"È venuto fuori tutto diverso!" ha aggiunto la Falsa-Testuggine, dopo averci pensato. "Vorrei sentirla recitare qualcosa ora. Dille di cominciare." E ha guardato il Grifone, perché pensava che lui aveva autorità su Alice.

"Alzatevi," ha detto il Grifone, "e ripeteteci la canzone piemontese '*Trenta quaranta—*'"

"Oh, come comandano queste bestie! E mi fanno recitare le lezioni!" ha pensato Alice. "È come stare a scuola." Ma si è alzata e ha cominciato a ripetere quel canto. La sua testa però era così piena di Gamberi e di contraddanze! Così non sapeva che cosa diceva, e i versi sono venuti fuori molto male:

> *"Son trenta e son quaranta," il Gambero già canta,*  
> *"Mi hanno troppo bruciato, mi voglio incipriare,*  
> *Davanti a questo specchio mi voglio spazzolare,*  
> *E voglio girare piedi e naso in su!"*

"Ma questo è diverso da quello che recitavo *io* da bambino," ha detto il Grifone.

"Io non l'ho mai sentito prima," ha detto la Falsa-Testuggine, "ma è molto sciocco."

Alice non ha risposto. Si è seduta con la faccia tra le mani. Pensava: "Le cose torneranno *mai* normali?"

"Vorrei una spiegazione," ha detto la Falsa-Testuggine.

"Non sa spiegarlo," ha detto il Grifone. "Cominciate la seconda strofa."

"A proposito dei piedi," ha continuato la Falsa-Testuggine. "Come *poteva* girarli, e anche con il naso?"

"È la prima posizione nel ballo," ha detto Alice. Ma questo argomento la imbarazzava, e voleva subito cambiare discorso.

"Continuate con la seconda strofa," ha ripetuto il Grifone con impazienza. "Comincia '*Bianca la sera*'."

Alice non aveva il coraggio di disubbidire. Era sicura di sbagliare tutto. Ma ha detto con voce tremante:

> *"Bianca la sera appare, nel lor giardino, in fretta,*  
> *Mangiavano un pasticcio l'ostrica e la civetta—"*

"Perché recitare tutte queste sciocchezze," ha interrotto la Falsa-Testuggine, "se non le spiegate? È una vera Babelle di confusione!"

"Sì, è meglio smettere," ha detto il Grifone. Alice era contenta di finire quella filastrocca.

"Vogliamo provare un'altra figura della contraddanza dei Gamberi?" ha continuato il Grifone. "O preferireste una canzone della Falsa-Testuggine?"

"Oh sì, una canzone, se la Falsa-Testuggine vorrà cantare," ha risposto Alice. Lo ha detto con tanto entusiasmo! Allora il Grifone ha gridato con una voce di bestia offesa: "Ah! Chi può spiegare i gusti degli altri? Comare, cantaci la canzone della *Zuppa di Testuggine*."

La Falsa-Testuggine ha fatto un profondo sospiro. A volte i singhiozzi le chiudevano la voce. Ha cantato così:

> *Astro di sera! O verde e ricca*  
> *Zuppa che fumi nella zuppiera!*  
> *In te il grande cucchiaio si ficca,*  
> *E ne riempie una scodella intera!*  
> *Astro di sera! deliziosa Zuppa!*  
> *In te il mio pane si inzuppa!*  
> *E di te canto, o Zup—pa!—*  
> *Canto all'Astro di sera;*  
> *Canto la tua bontà, civile Zuppa!*

> *Astro di sera! E chi sarà lo sciocco*  
> *Che a te preferirà pesce o caccia,*  
> *Se di te può comprarne un baiocco*  
> *Per lavarsi lo stomaco e la faccia?*  
> *Astro di sera! deliziosa Zuppa!*  
> *In te il mio pane si inzuppa!*  
> *E di te canto, o Zup—pa!*  
> *Canto all'Astro di sera;*  
> *Canto la tua bonTA CI—VILE ZUPPA!*

"*Bis* il Coro!" ha gridato il Grifone. La Falsa-Testuggine si preparava a ripeterlo. Ma da lontano è arrivata una voce: "Comincia il processo!"

"Vieni, vieni!" ha gridato il Grifone. Ha preso Alice per mano ed è scappato con lei. Non ha aspettato la fine del coro.

"Che processo?" ha domandato Alice senza fiato, mentre correva. Ma il Grifone ha risposto solo "Vieni!" e correva più veloce. Il vento portava alle loro orecchie, sempre più debole, l'eco di quelle dolci parole tristi:

> *Canto all'Astro di sera;*  
> *Canto la tua bon—ta ci—vile—Zuppa!*

### Glossario

- **contraddanza**: un vecchio ballo: le coppie stanno una di fronte all'altra.
- **Gambero**: un animale di mare con molte zampe e due pinze.
- **natatoia**: la "mano" piatta che gli animali del mare usano per nuotare.
- **polipi**: animali di mare molli, con lunghe braccia.
- **cavaliere**: l'uomo che balla con una donna.
- **avant-deux**: parola francese: nel ballo, due persone vanno avanti.
- **balancé**: parola francese: nel ballo, un movimento da un piede all'altro.
- **en place**: parola francese: al proprio posto.
- **capriola**: un salto: il corpo gira con la testa in giù.
- **Nasello**: un pesce di mare.
- **lesta**: veloce.
- **audace**: pieno di coraggio.
- **Adria**: il mare Adriatico, tra l'Italia e la Dalmazia.
- **pan grattato**: pane secco in piccolissimi pezzi; si mette sul pesce prima di cuocerlo.
- **incipriare**: mettere una polvere bianca sul corpo.
- **strofa**: una parte di una poesia o di una canzone.
- **Babelle**: Babele, la città della Bibbia con una grande torre. Lì gli uomini non si capivano più. Vuol dire: grande confusione.
- **filastrocca**: una poesia lunga e un po' sciocca, per bambini.
- **astro**: una stella, un corpo del cielo.
- **baiocco**: una vecchia moneta piccola.
- **civile**: gentile, educata.
- **Bis**: si grida a un cantante: vuol dire "ancora una volta!".
- **processo**: un giudice decide se una persona è colpevole.
- **sospiro**: un respiro lungo e forte, quando una persona è triste.
- **singhiozzi**: i rumori del respiro quando una persona piange forte.
- **di traverso**: non dritto: qui l'osso non va giù.
- **scuoterla**: muoverla con forza, avanti e indietro.
- **guance**: le due parti della faccia vicino al naso.
- **nuotate**: vi muovete nell'acqua con le braccia e le gambe.
- **sdraiate**: con tutto il corpo a terra, come in un letto.
- **timidezza**: la paura di parlare con gli altri.
- **pestavano**: mettevano i piedi con forza sopra qualcosa.
- **zampe**: le gambe degli animali.
- **calpesta**: mette i piedi con forza sopra qualcosa.
- **sciocco**: stupido.
- **deliziosa**: molto buona.
- **inzuppa**: diventa tutto bagnato.
- **ci**: vile** — la parola "civile", cantata in due pezzi.

## CAPITOLO XI.

CHI HA RUBATO LE TORTE?

Sono arrivati. Hanno visto il Re e la Regina di Cuori seduti sul trono. Intorno a loro c'era una grande folla di uccellini e di piccoli animali. C'era anche tutto il mazzo di carte. Il Fante stava davanti a loro, con le catene. Aveva un soldato a destra e un altro a sinistra. Vicino al Re c'era il Coniglio bianco, con la tromba in una mano. Nell'altra mano aveva un rotolo di pergamena. In mezzo al Tribunale c'era una tavola con un grande piatto di torte. Le torte sembravano così buone che ad Alice è venuta fame. "Spero che finiranno presto il processo," ha pensato Alice. "E spero che ci serviranno quelle buone torte!" Ma per ora non c'era nessuna speranza. Così ha cominciato a guardare intorno per passare il tempo.

Alice non era mai stata in un tribunale, ma ne aveva letto qualcosa nei libri. Era contenta, perché sapeva il nome di tutti quelli che vedeva. "Quello è il giudice," ha detto tra sé, "perché porta quella grande parrucca."

Il giudice era il Re. Portava la corona sopra la parrucca (guardate il disegno all'inizio del libro per avere un'idea). Per questo non stava molto comodo, e certo la corona non gli stava bene.

"E quello è il palchetto dei giurati," ha detto Alice. "E quelle dodici creature..." (Ha detto "creature", capite, perché alcune erano bestie e altre uccelli.) "...credo che sono i giurati." Ha ripetuto queste parole un paio di volte, fiera di saperle. Infatti pensava, e aveva ragione, che pochissime ragazze della sua età sapevano queste cose.

I dodici giurati scrivevano tutti con grande impegno sulle lavagne. "Che cosa fanno?" ha bisbigliato Alice all'orecchio del Grifone. "Non possono avere niente da scrivere, perché il processo non è ancora cominciato."

"Scrivono i loro nomi," ha bisbigliato il Grifone. "Hanno paura di dimenticarli prima della fine del processo."

"Sciocchi!" ha gridato Alice con disprezzo. Ma si è fermata subito, perché il Coniglio bianco ha gridato: "Silenzio nel Tribunale!" Il Re si è messo gli occhiali e ha guardato da ogni parte con ansia. Voleva vedere chi parlava.

Alice vedeva bene, come una persona dietro le loro spalle. Tutti scrivevano "sciocchi" sulle lavagne. Uno di loro non sapeva scrivere "sciocchi" e lo ha chiesto al suo vicino. "Quanti scarabocchi faranno sulle lavagne prima della fine del processo!" ha pensato Alice.

Uno dei giurati aveva una matita che scricchiolava. Alice *non* poteva sopportarla. Così ha fatto il giro del Tribunale ed è arrivata dietro di lui. Appena ha potuto, gli ha strappato la matita. L'ha fatto così in fretta che il piccolo giurato non ha capito dov'era la matita. (Era Tonio, la Lucertola.) Ha cercato la matita dappertutto, ma non l'ha trovata. Così ha dovuto scrivere con il dito per tutto il resto del giorno. Ma serviva a poco, perché il dito non lasciava nessun segno sulla lavagna.

"Usciere, leggete l'atto d'accusa!" ha detto il Re.

Allora il Coniglio ha suonato la tromba tre volte. Poi ha aperto il rotolo di pergamena e ha letto:

> *La Regina di Cuori*  
> *Ha fatto delle torte in un bel dì d'està:*  
> *Il cattivo Fante di Cuori*  
> *Ha rubato le torte; e certo, a morte andrà!*

"Ponderate il vostro verdetto," ha detto il Re ai giurati.

"Non tanta fretta!" ha interrotto il Coniglio. "Ci sono molte cose da fare prima!"

"Chiamate il primo testimone," ha detto il Re. Il Coniglio bianco ha suonato la tromba tre volte e ha gridato: "Il primo testimone!"

Il primo testimone era il Cappellaio. È entrato con una tazza di tè in una mano. Nell'altra aveva una fetta di pane con il burro. "Chiedo perdono a Vostra Maestà, se vengo così," ha detto. "Ma non avevo ancora finito il mio tè quando mi hanno chiamato."

"Dovevate finirlo," ha risposto il Re. "Quando avete cominciato?"

Il Cappellaio ha guardato la Lepre-marzolina. Lei lo aveva seguito in Tribunale, a braccetto con il Ghiro. "*Credo* il quattordici marzo," ha detto il Cappellaio.

"Il quindici," ha gridato la Lepre-marzolina.

"Il sedici," ha aggiunto il Ghiro.

"Scrivete queste cose," ha detto il Re ai giurati. I giurati hanno scritto con molto impegno le tre date sulle lavagne. Poi le hanno sommate e hanno trasformato il risultato in lire e centesimi.

"Cavatevi il cappello," ha detto il Re al Cappellaio.

"Non è mio," ha risposto il Cappellaio.

"*È rubato!*" ha gridato il Re ai giurati, e loro hanno subito scritto il delitto.

"Li tengo per venderli," ha spiegato il Cappellaio. "Non ne ho di miei. Sono un cappellaio."

Allora la Regina si è messa gli occhiali. Ha guardato il Cappellaio con occhi feroci. Lui è diventato pallido di paura.

"Dite la vostra testimonianza," ha detto il Re. "E non dovete avere paura, altrimenti vi farò tagliare subito la testa."

Queste parole non hanno aiutato per niente il testimone. Non stava più bene in piedi. Guardava la Regina con ansia. Nella confusione ha morso un bel pezzo della tazza, invece del pane con il burro.

Proprio allora Alice ha sentito una cosa molto curiosa. Era molto sorpresa, ma poi ha capito: stava crescendo di nuovo! Prima ha pensato di lasciare il Tribunale. Poi ha deciso di restare, almeno fino a quando c'era posto per lei.

"Per favore, non spingete tanto," ha detto il Ghiro, seduto vicino a lei. "Respiro appena."

"Non posso farci niente," ha risposto Alice con dolcezza. "Vedete, sto crescendo."

"Voi non avete nessun diritto di crescere *qui*," ha gridato il Ghiro.

"Non dite sciocchezze," ha gridato Alice. "Sapete che anche voi crescete."

"Sì, ma non tanto," ha detto il Ghiro. "*Io* non cresco in quel modo ridicolo." Ha brontolato tra sé, si è alzato ed è andato dall'altro lato del Tribunale.

Intanto la Regina non aveva mai smesso di guardare il Cappellaio con occhi feroci. Mentre il Ghiro attraversava la sala, lei ha parlato a un usciere. "Portatemi la lista dei cantanti dell'ultimo concerto!" ha detto. A queste parole il Cappellaio ha tremato molto. Così le scarpe gli sono cadute dai piedi.

"Dite la vostra testimonianza," ha ripetuto il Re con rabbia. "O vi farò tagliare la testa, e non importa se tremate o no."

"Maestà, sono un povero sventurato," ha cominciato il Cappellaio con voce tremante. "E ho appena cominciato il mio tè. Non è ancora una settimana. E il pane con il burro è sempre più sottile—e la testa soppressata."

"Che soppressata?" ha gridato il Re.

"La testa soppressata *cominciò* col tè," ha risposto il Cappellaio.

"Certo che 'testa' comincia con un T!" ha detto il Re. (Il Cappellaio parla del tè che si beve. Il Re pensa alla lettera T.) "Mi avete preso per uno stupido? Andate via!"

"Sono un povero sventurato," ha continuato il Cappellaio. "E dopo il tè tutti tentennavano. Solo la Lepre-marzolina ha detto—"

"Non ho detto niente!" ha interrotto con forza la Lepre-marzolina.

"L'hai detto!" ha detto il Cappellaio.

"Lo nego!" ha risposto la Lepre-marzolina.

"Lo nega," ha detto il Re. "Lasciate stare questo."

"Bene, in ogni modo il Ghiro ha detto—" Il Cappellaio lo ha guardato, per vedere se negava anche lui. Ma il Ghiro non negava: dormiva profondamente.

"Dopo," ha continuato il Cappellaio, "ho preparato un'altra fetta di pane con il burro—"

"Ma che cosa ha detto il Ghiro?" ha domandato un giurato.

"Non lo ricordo," ha detto il Cappellaio.

"Voi *dovreste* ricordarlo," ha detto il Re, "altrimenti vi farò tagliare la testa."

Il povero Cappellaio ha lasciato cadere la tazza e il pane con il burro. È caduto in ginocchio e ha gridato: "Maestà, sono un povero mortale!"

"Siete un *povero oratore*," ha detto il Re.

Qui un porcellino d'India ha applaudito, ma gli uscieri del Tribunale lo hanno subito soppresso. (Ecco come hanno fatto. Hanno preso un sacco di tela con dei lacci sull'orlo. Hanno messo dentro il porcellino d'India a testa in giù. Poi si sono seduti sopra.)

"Sono contenta di aver visto questo," ha pensato Alice. "Ho letto tante volte una frase nei giornali, alla fine dei processi. Eccola: 'Alcune persone hanno applaudito, e gli uscieri del Tribunale le hanno subito soppresse.' Ma fino ad ora non ho mai capito che cosa vuol dire." (Nei giornali, "soppresso" vuol dire "fatto tacere".)

"Se è tutto quello che sapete, potete ritirarvi," ha continuato il Re.

Qui un altro porcellino d'India ha applaudito, e gli uscieri hanno soppresso anche lui.

"Addio, porcellini d'India! Non vi vedrò più!" ha detto Alice. "Ora le cose andranno meglio."

"Vorrei piuttosto finire il mio tè," ha detto il Cappellaio. Guardava con ansia la Regina, che leggeva la lista dei cantanti.

"Potete andare," ha detto il Re. Il Cappellaio è scappato dal Tribunale e non si è neppure rimesso le scarpe.

"—e mozzategli il capo fuori," ha aggiunto la Regina a un ufficiale. Ma il Cappellaio è sparito prima dell'arrivo dell'ufficiale alla porta.

"Chiamate l'altro testimone!" ha gridato il Re.

Era la Cuoca della Duchessa. Aveva la pepaiola in mano. Alice ha indovinato chi era prima della sua entrata nel Tribunale. Infatti tutti quelli vicino alla porta hanno cominciato a starnutire.

"Dite la vostra testimonianza," ha detto il Re.

"No," ha risposto la Cuoca.

Il Re ha guardato con ansia il Coniglio bianco. Il Coniglio ha mormorato a voce bassa: "Maestà, interrogate voi stesso *questo* testimone."

"Bene, se devo farlo, lo farò," ha detto il Re con aria triste. Ha incrociato le braccia sul petto e ha fatto una faccia feroce alla Cuoca. Poi ha detto con voce profonda: "Di che cosa sono fatte le torte?"

"Di pepe, per la maggior parte," ha risposto la Cuoca.

"Di melassa," ha aggiunto una voce piena di sonno dietro di lei.

"Afferrate quel Ghiro!" ha gridato la Regina. "Tagliategli il capo! Fuori quel Ghiro! Sopprimetelo! Pizzicatelo! Strappategli i baffi!"

Per qualche momento nel Tribunale c'è stata una vera confusione, mentre prendevano il Ghiro. Quando è tornato l'ordine, la Cuoca era sparita.

"Non importa!" ha detto il Re, e sembrava più tranquillo. "Chiamate l'altro testimone." E ha bisbigliato all'orecchio della Regina: "Cara mia, dovreste interrogare *voi* l'altro testimone."

Alice guardava il Coniglio che leggeva la lista. Era curiosa di vedere chi era l'altro testimone. "Perché *fino ad ora* non hanno nessuna prova," diceva tra sé. Immaginate la sua sorpresa, quando il Coniglio bianco ha chiamato con voce acuta: "Alice!"

### Glossario

- **pergamena**: un foglio antico fatto di pelle, per scrivere.
- **Tribunale**: il luogo dei processi.
- **parrucca**: capelli finti.
- **palchetto dei giurati**: il posto dove stanno seduti i giurati.
- **giurati**: le persone che decidono se l'accusato è colpevole.
- **lavagne**: piccole tavole scure per scrivere.
- **scarabocchi**: parole e segni scritti male.
- **Usciere**: una persona che lavora nel Tribunale e chiama la gente.
- **atto d'accusa**: il foglio che dice il delitto dell'accusato.
- **dì**: giorno.
- **d'està**: d'estate.
- **Ponderate**: pensate bene.
- **verdetto**: la decisione finale dei giurati.
- **testimone**: una persona che racconta al giudice quello che sa.
- **Cavatevi**: toglietevi.
- **sventurato**: una persona che non ha fortuna.
- **testa soppressata**: la soppressata è un salume, un tipo di carne conservata.
- **tentennavano**: si muovevano da una parte e dall'altra, non stavano fermi.
- **Lo nego**: dico che non è vero.
- **povero mortale**: una persona normale, che deve morire come tutti.
- **povero oratore**: una persona che non sa parlare bene davanti alla gente.
- **porcellino d'India**: un piccolo animale, simile a un grosso topo senza coda.
- **soppresso**: fatto tacere; qui anche chiuso in un sacco.
- **pepaiola**: il piccolo contenitore del pepe.
- **tromba**: uno strumento musicale; si suona con la bocca.
- **rotolo**: un lungo foglio chiuso su se stesso, come un tubo.
- **bisbigliato**: parlato a voce molto bassa.
- **sciocchi**: stupidi.
- **sciocchezze**: cose stupide.
- **matita**: si usa per scrivere e disegnare.
- **scricchiolava**: faceva un piccolo rumore secco.
- **strappato**: tirato via con forza.
- **quattordici**: il numero 14.
- **feroci**: cattivi e pieni di rabbia.
- **pallido**: con la faccia quasi bianca.
- **brontolato**: parlato a voce bassa, con rabbia.
- **tremato**: mosso il corpo senza volerlo, per la paura.
- **tremate**: muovete il corpo senza volerlo, per la paura.
- **interrogare**: fare domande a una persona.

## CAPITOLO XII.

TESTIMONIANZA D'ALICE.

"Eccomi!" ha risposto Alice. Aveva dimenticato una cosa: in quegli ultimi momenti era diventata molto grande. È saltata su molto in fretta. Con la gonna ha rovesciato il palchetto dei giurati. I giurati sono caduti a testa in giù sulla folla sotto di loro. Sono rimasti con le gambe per aria. Questo le ha ricordato una cosa della settimana prima. Aveva rovesciato per caso un vaso di vetro con dei pesciolini dorati.

"Oh, vi *prego* di perdonarmi!" ha gridato con voce piena d'angoscia. Ha cominciato a raccoglierli molto in fretta. Infatti aveva in testa i pesciolini dorati caduti dal vaso. Pensava: "Devo raccogliere subito i giurati e rimetterli nel palchetto, o moriranno."

"Il processo non potrà andare avanti," ha detto il Re con voce grave. "Prima tutti i giurati devono tornare ai loro posti. Dico *tutti*," ha aggiunto con forza. E ha guardato Alice con occhi severi.

Alice ha guardato il palchetto dei giurati. Nella fretta aveva rimesso la Lucertola a testa in giù. La povera bestiola non poteva muoversi e agitava tristemente la coda in aria. Alice l'ha subito tirata fuori e l'ha rimessa bene. "Non è molto importante," ha detto tra sé. "Perché né la sua coda né la sua testa serviranno al processo."

I giurati si sono ripresi dal colpo. Qualcuno ha trovato le lavagne e le matite e le ha ridate a loro. Subito hanno cominciato a scrivere con molto impegno la storia della loro caduta. Solo la Lucertola non scriveva. Non si era ancora ripresa. Stava seduta con la bocca aperta e guardava il soffitto.

"Che cosa sapete di questa faccenda?" ha domandato il Re ad Alice.

"Niente," ha risposto Alice.

"Niente *affatto*?" ha chiesto il Re.

"Niente affatto," ha risposto Alice.

"Questo è molto importante," ha detto il Re ai giurati. Stavano per scriverlo sulle lavagne, ma il Coniglio bianco li ha interrotti. "*Non*-importante, è questo che vuole dire Vostra Maestà." Parlava con voce rispettosa, ma guardava male il Re e gli faceva delle smorfie.

"*Non*-importante, è quello che volevo dire," ha aggiunto in fretta il Re. Poi ha cominciato a ripetere tra i denti: "importante—non-importante—non-importante—importante." Forse voleva sentire quale parola suonava meglio.

Alcuni giurati hanno scritto "importante", altri "non-importante". Alice lo ha visto, perché era vicina e poteva guardare le lavagne. "Ma non importa niente," ha pensato.

Il Re intanto scriveva con molto impegno sul suo taccuino. Allora ha gridato "Silenzio!" e ha letto dal suo piccolo libro: "Regola quarantaduesima. *Ogni persona alta più di un miglio deve uscire dal Tribunale.*"

Tutti hanno guardato Alice.

"Io *non sono* alta un miglio," ha detto Alice.

"Sì che lo siete," ha risposto il Re.

"Quasi due miglia," ha aggiunto la Regina.

"Bene, non m'importa, ma io non andrò via," ha detto Alice. "E poi quella non è una regola regolare. L'avete inventata adesso."

"Che! È la regola più vecchia del libro," ha risposto il Re.

"Allora dovrebbe essere la regola prima," ha detto Alice.

Il Re è diventato pallido e ha chiuso in fretta il taccuino. "Ponderate il vostro verdetto," ha detto ai giurati, con voce bassa e tremante.

"Maestà, ci sono altre testimonianze," ha detto il Coniglio bianco. Si è alzato con un salto. "Abbiamo appena trovato questo foglio."

"Che cosa c'è dentro?" ha domandato la Regina.

"Non l'ho ancora aperto," ha detto il Coniglio bianco. "Ma sembra una lettera del prigioniero a—a qualcuno."

"Deve essere così," ha detto il Re. "Se no, l'ha scritta a nessuno, e di solito nessuno lo fa."

"Per chi è?" ha domandato uno dei giurati.

"Non ha nessun indirizzo," ha detto il Coniglio bianco. "Infatti non c'è scritto niente *fuori*." Mentre parlava, ha aperto il foglio. Poi ha aggiunto: "Insomma, non è una lettera. È un'accozzaglia di versi."

"È la scrittura del prigioniero?" ha domandato un giurato.

"No, non lo è," ha risposto il Coniglio bianco. "E questa è la cosa più strana di tutte." (I giurati si sono guardati, confusi.)

"Forse ha imitato la scrittura di qualcuno," ha detto il Re. (Qui i giurati sono tornati sereni.)

"Maestà," ha detto il Fante, "non li ho scritti io. E nessuno potrebbe provare il contrario. E poi non c'è nessuna firma alla fine."

"Non avete firmato," ha risposto il Re, "e questo prova due volte il vostro delitto. Voi *dovevate* avere l'intenzione di offendere. Un galantuomo mette la sua firma."

Tutti hanno applaudito, e avevano ragione. Infatti era la prima cosa intelligente che il Re ha detto quel giorno.

"Questo *prova* il suo delitto," ha gridato la Regina.

"Questo non prova niente affatto!" ha detto Alice. "Ma se non sapete neppure che cosa c'è nel foglio!"

"Leggetelo," ha detto il Re.

Il Coniglio bianco si è messo gli occhiali e ha domandato: "Maestà, da dove devo cominciare?"

"Cominciate dal principio," ha detto il Re con voce solenne. "E continuate fino alla fine: poi fermatevi."

Questi erano i versi che ha letto il Coniglio bianco:

> *Lei vi ha fatto un invito gentile,*  
> *E a lui avete parlato di me,*  
> *E poi lei mi ha mandato via,*  
> *Ma mi ha detto: Non sai nuotare.*

> *Ha detto poco fa che non sono andato da lei*  
> *(E questo è vero, e ognuno di noi lo sa),*  
> *Ma se lei continua questa cosa,*  
> *Oh dite, allora che cosa succederà a voi?*

> *Una l'ho data a lei, e loro due,*  
> *E voi a me tre, e anche di più;*  
> *Tutte sono tornate a voi—oh, mistero!*  
> *Eppure erano mie, e ora non lo sono più.*

> *Se lei o io, per un caso strano,*  
> *Ci troviamo in questa storia,*  
> *Spero in voi: tutti saranno liberi;*  
> *Come prima, li rivedremo tra noi.*

> *Alla fine potrò spiegarmi*  
> *(Già, sapete, lei ha avuto un attacco),*  
> *Ma voi siete stati per lui, per noi, per esso*  
> *L'ostacolo fatale che l'ha colpita.*

> *Non ditegli mai che lei preferisce*  
> *Queste persone: deve essere un mistero,*  
> *Un segreto che nessuno vede,*  
> *Un segreto nascosto nel pensiero.*

"Questo è il documento più importante contro l'accusato," ha detto il Re. Si è strofinato le mani. "Ora dunque i giurati—"

"Se uno di loro può spiegarlo," ha detto Alice, "gli darò cinquanta centesimi." (Era cresciuta così tanto, in quegli ultimi momenti! Non aveva più paura di interrompere il Re.) "*Io* penso che non c'è senso in questi versi."

I giurati hanno scritto tutti sulle lavagne: "*Lei* pensa che non c'è senso in questi versi." Ma nessuno ha provato a spiegare il foglio.

"Se non c'è senso," ha detto il Re, "abbiamo molti problemi in meno. Non dobbiamo cercarlo. Eppure non so," ha continuato. Ha aperto il foglio sul ginocchio e ha guardato i versi da vicino. "Mi sembra di vedere un senso nascosto. '*Non sai nuotare*'. Voi non sapete nuotare, vero?" ha detto al Fante.

Il Fante ha scosso tristemente la testa e ha detto: "Sembro uno che sa nuotare?" (E certamente no, perché era fatto tutto di cartone.)

"Bene, per ora," ha detto il Re. E ha continuato a borbottare i versi tra sé: "'*E questo è vero, e ognuno di noi lo sa*'. Questo vuol dire i giurati, non c'è dubbio. '*Una l'ho data a lei, e loro due*'. Questo spiega che cosa ha fatto con le torte, capite—"

"Ma," ha detto Alice, "poi continua con le parole '*Tutte sono tornate a voi*'."

"Già, eccole là!" ha detto il Re con aria di trionfo. Ha indicato le torte sulla tavola. "Niente è più chiaro di *questo*. Poi continua: '*Già, sapete, lei ha avuto un attacco*'. Voi non avete mai avuto attacchi di nervi, cara mia, vero?" ha aggiunto alla Regina.

"Mai!" ha tuonato la Regina con rabbia. In quel momento ha tirato un calamaio alla testa della Lucertola. (Il povero Tonio non scriveva più con il dito sulla lavagna. Infatti aveva visto che non lasciava segni. Ma ora si è rimesso subito al lavoro. Ha usato l'inchiostro che gli colava sulla faccia, fino a quando è durato.)

"Dunque queste parole non si *attaccano* a voi," ha detto il Re. Ha guardato tutto il Tribunale con un sorriso. C'è stato un grande silenzio.

"È un bisticcio!" ha aggiunto il Re con voce arrabbiata. (Un "attacco" è un malore improvviso. Ma "attaccarsi" vuol dire anche "restare incollato". Il Re gioca con le due parole.) Allora tutti hanno riso. "Ponderate il vostro verdetto," ha ripetuto il Re, forse per la ventesima volta in quel giorno.

"No, no!" ha detto la Regina. "Prima la sentenza—poi il verdetto."

"Ma che sciocchezze!" ha gridato Alice a voce alta. "Che idea: prima la sentenza!"

"Tacete!" ha gridato la Regina, con la faccia tutta rossa.

"No certo!" ha detto Alice.

"Decapitatela!" ha urlato la Regina con tutta la sua voce. Ma nessuno si è mosso.

"Chi vi stima? chi vi teme?" ha detto Alice. (Ora era cresciuta e aveva di nuovo la sua altezza naturale.) "Voi non siete altro che un mazzo di carte!"

Appena ha detto queste parole, tutto il mazzo si è alzato in aria con furia. Le carte sono cadute su di lei. Alice ha fatto un piccolo grido, per la paura e anche per la rabbia. Ha cercato di mandare via le carte. Ma si è ritrovata sul poggio, con la testa sulle ginocchia di sua sorella. La sorella le toglieva con molta delicatezza dalla faccia alcune foglie secche.

"Risvegliati, Alice cara!" le ha detto la sorella. "Che lunga dormita hai fatto!"

"Oh! Ho fatto un sogno tanto curioso!" ha detto Alice. Ha raccontato alla sorella, come poteva, tutte le strane Avventure. Sono quelle che avete letto fino ad ora. Quando ha finito, sua sorella l'ha baciata e le ha detto: "È *stato* davvero un sogno curioso, cara mia. Ma ora va' subito a prendere il tè; è già tardi." Così Alice si è alzata ed è andata via. Mentre correva, pensava al suo sogno straordinario.

Ma sua sorella è rimasta lì, con la testa appoggiata alla mano. Guardava il sole che scendeva. Pensava alla piccola Alice e alle sue Avventure meravigliose. Si è un po' addormentata e ha sognato più o meno questo:

Prima di tutto ha sognato la piccola Alice. Vedeva le sue piccole mani delicate, unite sulle ginocchia della sorella. Vedeva i suoi grandi occhi lucenti, fissi su di lei. Poteva sentire proprio il suono della sua voce. Poteva vedere quello strano movimento della sua piccola testa. Così Alice mandava indietro i capelli, che *volevano* sempre coprirle il viso. La sorella ascoltava, o sembrava ascoltare. E intanto tutto il luogo intorno a lei ha preso vita. Si è riempito delle creature del sogno della sua sorellina.

L'erba alta si muoveva sotto di lei, mentre il Coniglio bianco scappava via. Il Sorcio spaventato nuotava nello stagno vicino e spruzzava acqua. La sorella sentiva il rumore delle tazze. Intanto la Lepre-marzolina e i suoi amici facevano il loro pasto senza fine. Sentiva la voce acuta della Regina, che mandava i suoi invitati al patibolo. Ancora una volta il bimbo porcellino starnutiva sulle ginocchia della Duchessa. Intorno a lui volavano piatti grandi e piccoli. Ancora una volta il grido del Grifone riempiva l'aria. Con lui c'erano lo scricchiolio della matita della Lucertola e la soppressione dei porcellini d'India. E da lontano arrivavano i singhiozzi della povera Falsa-Testuggine.

La sorella è rimasta seduta, con gli occhi mezzi chiusi. Quasi credeva di essere davvero nel paese delle Meraviglie. Ma sapeva una cosa: quando apre gli occhi, tutto cambia. E la realtà è triste. Sentirà l'erba che si muove al vento. Vedrà l'acqua dello stagno che si muove tra le canne. Il rumore delle tazze diventerà il suono dei campanelli delle pecore. La voce acuta della Regina diventerà la voce del pastorello. Gli starnuti del bimbo, il grido del Grifone e tutti gli altri strani rumori cambieranno. Diventeranno (e lei ne era sicura) il rumore confuso di una fattoria. E il muggito lontano delle mucche prenderà il posto dei profondi singhiozzi della Falsa-Testuggine.

Alla fine ha immaginato la sua sorellina già grande. Un giorno Alice sarà una donna. Nei suoi anni maturi avrà ancora il cuore affettuoso e semplice di quando era bambina. Raccoglierà intorno a sé altre bambine. Farà brillare i *loro* occhi con storie curiose e strane. Forse racconterà anche il sogno delle Avventure nel Paese delle Meraviglie. Sarà vicina con tanta tenerezza alle loro pene innocenti. E sarà felice con tanta gioia delle loro gioie. E ricorderà i giorni beati della sua infanzia e le allegre giornate dell'estate.

FINE.

### Glossario

- **palchetto dei giurati**: il posto dove stanno seduti i giurati.
- **pesciolini dorati**: piccoli pesci di colore rosso e oro; vivono in un vaso di vetro.
- **smorfie**: movimenti strani della faccia.
- **taccuino**: un piccolo libro per scrivere appunti.
- **regola regolare**: una regola vera, fatta nel modo giusto.
- **accozzaglia**: un insieme di cose senza ordine.
- **galantuomo**: un uomo onesto.
- **Ponderate**: pensate bene.
- **verdetto**: la decisione finale dei giurati.
- **sentenza**: la decisione del giudice sulla pena.
- **fatale**: che porta la morte o un grande male.
- **calamaio**: il piccolo vaso con l'inchiostro.
- **attacco**: un malore improvviso.
- **bisticcio**: un gioco di parole.
- **Decapitatela!**: tagliatele la testa!
- **Chi vi stima?**: chi ha rispetto per voi?
- **mazzo di carte**: tutte le carte da gioco insieme.
- **poggio**: una piccola collina coperta d'erba.
- **patibolo**: il luogo dove uccidono i condannati.
- **pastorello**: un bambino che guarda le pecore.
- **fattoria**: una casa in campagna con animali e campi.
- **muggito**: il verso della mucca.
- **nuotare**: muoversi nell'acqua con le braccia e le gambe.
- **rovesciato**: fatto cadere, con la parte di sopra in giù.
- **gonna**: la parte del vestito che va dalla vita in giù.
- **d'angoscia**: di grande paura e dolore.
- **rimetterli**: metterli di nuovo al loro posto.
- **rimesso**: messo di nuovo in un posto.
- **rimessa**: messa di nuovo al suo posto.
- **agitava**: muoveva in fretta da una parte e dall'altra.
- **matite**: si usano per scrivere e disegnare.
- **quarantaduesima**: il numero 42 in una lista.
- **pallido**: con la faccia quasi bianca.
- **tremante**: che si muove senza volerlo, per la paura.
- **imitato**: copiato, fatto uguale a un'altra cosa.
- **acuta**: alta e forte, che fa male alle orecchie.
- **singhiozzi**: i rumori del respiro quando una persona piange forte.
